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Lavoro in Liguria, precariato in aumento: senza crescita non si esce dalla crisi

Liguria. In Liguria nel 2010, il lavoro flessibile è stata l’unica modalità di assunzione in aumento: del 26% sul 2008 e del 12 % sul 2009. Parallelamente i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti negli stessi anni del 26% e del 15%. In questo periodo soltanto il 20% dei contratti instaurati è stato a tempo indeterminato.

La cassa integrazione in deroga ha coinvolto nel 2011, 277 aziende di cui il 36% ne ha usufruito per la prima volta. Complessivamente i lavoratori che nel 2011 hanno usufruito di una qualche forma di cassa integrazione sono 4.400. Ognuno di costoro, che è stato a zero ore in questo periodo ha avuto una perdita economica personale, di oltre 8.000 euro. Nel 2011 le nuove domande di disoccupazione e mobilità raccolte dall’INPS sono state 12.275.

“E’ di questi giorni la firma del contratto tra Ferrovie e Cociv: penso cosa potrebbe significare per l’occupazione l’apertura di questi cantieri – ha detto il segretario della Camera del lavoro Ivano Bosco – L’edilizia è uno dei settori che più sta pagando il protrarsi della crisi e dove entro la fine dell’anno rischiano il posto centinaia di lavoratori di ditte di appalto”.

Bosco si è poi soffermato sulle vicende portuali “Francia, Spagna, Nord Europa pure nella crisi hanno continuato ad investire in logistica, l’Italia è rimasta al palo: perdere occasioni di traffico oggi significa essere tagliati fuori dalle grandi direttrici mentre sappiamo tutti che Genova ha potenzialità enormi confermata dall’andamento dei movimenti di merce che sono tornati ai livelli ante crisi (2008)” Bosco ha poi parlato della realizzazione del Porto del Nord Africa e della tanto annunciata, ma non ancora realizzata autonomia finanziaria per le Autorità Portuali. E continua “Legate al mondo dell’economia marittimo/portuale sono le attività della cantieristica e delle riparazioni navali dove nel primo caso siamo in attesa di un piano industriale e nel secondo dell’affidamento dei lavori per la sesta vasca”.

Un passaggio importante è stato dedicato alle ripercussioni che i tagli delle varie manovre hanno avuto sui servizi erogati erogati dal Comune, che hanno l’effetto di destrutturare il sistema di sicurezza sociale. Un esempio delle conseguenze sull’occupazione si hanno sul terzo settore che in questi anni ha garantito un sistema di servizi sociali che gli enti locali non sono più in grado di erogare: fasce deboli della popolazione, disabili, assistenza domiciliare, affidi educativi. A Genova in questo settore sono occupati circa 3 mila dipendenti, molti dei quali, a fronte di tagli, che riguardano il 50% del bilancio, rischiano di veder messo in discussione il loro posto di lavoro.

Sul fronte della ricerca, sul polo tecnologico degli Erzelli “Genova aveva scommesso molto su questa opportunità, unica in campo europeo, con la presenza dell’Università accanto a spazi industriali per la ricerca – ha sottolineato Bosco – I mancati trasferimenti economici all’università hanno messo per lungo tempo in dubbio e comunque rallentato, la realizzazione del parco. Nel nostro territorio sono presenti sia l’Università che i più importanti centri di ricerca nazionali che, quando gli è stato permesso, hanno dimostrato capacità di interagire con il territorio e le realtà produttive. Per questo abbiamo sempre sostenuto il progetto Erzelli, perché è necessario mettere in continuità anche “fisica” facoltà universitarie, enti e istituzioni di ricerca pubblici e privati, imprese e investitori finanziari. L’Università può quindi essere uno dei protagonisti per il futuro della città. E’ necessario recuperare un aumento della capacità dell’Ateneo di interazione con le istituzioni locali, le imprese, le forze sociali. Favorire la crescita e l’insediamento di nuove strutture di eccellenza in relazione con lo sviluppo delle realtà socio economiche presenti sul territorio allo scopo di colmare il divario oggi presente tra la programmazione dell’Ateneo e la domanda di formazione e ricerca proveniente dal mondo del lavoro e dalla società. Il potenziamento delle capacità di programmazione, sia della attività di ricerca che formativa, deve anche avere l’obiettivo di invogliare investimenti e studenti anche non residenti nella nostra città ed all’integrazione con la rete di ricerca nazionale ed internazionale”.

Le conclusioni non sono rassicuranti: “Con questi presupposti e se non si creano occasioni di crescita, stabilità, coesione sociale il 2012 rischia di avere dati ancora più negativi” ha detto il segretario della Camera del lavoro. Non è pensabile secondo la Cgil “uscire da una fase depressiva, con politiche depressive, di tagli, che colpiscono sempre i soliti noti”.

“Circa un anno fa – è la conclusione e l’auspicio del convegno odierno -avevamo lanciato a Genova la proposta di un patto di corresponsabilità tra istituzioni locali, sistema creditizio, parti sociali, università, per far diventare la fase di crisi un’opportunità, per compiere scelte su quale futuro, su quali  segmenti economici indirizzarci e orientare quindi gli investimenti e oggi siamo qui anche per riproporre questa strada”.