Cronaca

Genova, Messa per le vittime alluvione celebrata da Bagnasco nella cattedrale di San Lorenzo

Genova. L’arcivescovo Angelo Bagnasco fu tra i primi a presentarsi nelle zone alluvionate, il giorno dopo, mobilitando la chiese e cercando subito risorse per risollevare le sorti degli alluvionati. Questa sera tutte le istituzioni di Genova hanno voluto essere presenti alla Messa che l’arcivescovo Angelo Bagnasco presiede per le vittime dell’alluvione. Nella cattedrale di San Lorenzo sono presenti in prima fila i parenti delle vittime. A lato dell’altare, le autorità civili e militari.

Tra gli altri il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, esponenti della Provincia, il prefetto di Genova, Francesco Musolino, il questore, Massimo Maria Mazza. La messa è accompagnata da brani del requiem di Verdi cantati dal Coro del Teatro Carlo Felice. All’esterno della cattedrale, in vendita le magliette “non c’é FANGO che tenga”, organizzata dalla parrocchia di S. Margherita di Marassi per raccogliere fondi a favore degli alluvionati.

“Genova è una comunità percossa ma non piegata”. E nel modo in cui ha reagito all’alluvione “ho visto una grande forza che mi ha commosso”: così l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, ha ricordato questa sera nella cattedrale di san Lorenzo le vittime dell’alluvione e la capacità della città di reagire alla tragedia. “Le vite umane – ha detto Bagnasco nella sua omelia – non potranno essere rimpiazzate da nulla”. Bagnasco ha quindi pregato a nome dell’intera città affinché “sia ravvivata la fiducia di Genova nel costruire il suo domani”. “La speranza non è venuta meno – ha detto l’arcivescovo -. L’ho cercata negli occhi di coloro che spalavano fango dalle cose proprie o altrui, che cercavano con pazienza di salvare il salvabile. Ho visto una grande forza che mi ha commosso”. “E nello stringersi a raccolta di tanti, che a titolo diverso erano accorsi – ha proseguito Bagnasco – abbiamo visto prendere corpo la vicinanza fraterna, confermarsi il senso del dovere, farsi visibile quel vincolo di solidarietà umana e cristiana che, sentiamo, ci lega tutti gli uni agli altri e che, in condizioni normali, a volte esita a venir fuori, quasi avessimo pudore di riconoscerci e di chiamarci fratelli”. A tutti Genova è “riconoscente e grata”. “In questi giorni – ha concluso – un’altra onda, questa volta non limacciosa e oscura, ma spirituale, ha pervaso la città. Genova è una comunità percossa ma non piegata. Attende ciò che è giusto, ma guarda avanti, è in movimento”.(