Genova, l'ultimo saluto della città a Paolo Arvati - Genova 24
Cronaca

Genova, l’ultimo saluto della città a Paolo Arvati

cgil manifestazione

Genova. Si sono svolte ieri mattina presso la Camera del Lavoro di Genova le esequie di Paolo Arvati. La cerimonia alla quale hanno partecipato centinaia di persone è stata introdotta dal Segretario della Camera del Lavoro di Genova Ivano Bosco “L’imponente riconoscimento da parte della città, da ambienti anche diversi tra loro, testimonia quanto Paolo fosse stimato ed apprezzato e per noi è un onore che lui, la moglie, abbiano voluto, pensando ad un momento così triste, che fosse in CGIL e la CGIL a rendergli l’estremo saluto e omaggio, all’uomo, allo studioso, al militante. Bosco ha poi lasciato la parola a Adriano Bertolini membro della Tavola Valdese e Segretario Generale FLC, categoria della quale Paolo fu dirigente.

Arvati infatti aveva chiesto per il suo ultimo saluto un momento laico ma con la presenza della Chiesa Valdese, alla quale guardava con simpatia. Come ha ricordato Bertolini “Con Paolo avevamo accennato ad argomenti per iniziative comuni tra l’Associazione Franco Sartori e la Chiesa Protestante. E uno degli argomenti citati era stato quello della nostra comprensione di libertà, ma non libertà di far ciò che vogliamo, ma una idea di libertà che va conservata e costruita nella vita comunitaria, nei rapporti civili”.

Dopo Bertolini ha preso la parola Marco Doria, docente universitario, storico, compagno di ricerca e di militanza politica che lo ha ricordato nelle sue diverse dimensioni, intimamente legate tra loro e soprattutto quella dello studioso “Alla sua dimensione di studioso si possono ricondurre ovviamente i suoi scritti, numerosi; intendo ricordarne solo alcuni che mi sembrano significativi. Nel 1981, Paolo era allora un giovane studioso, viene pubblicata “La storia della Camera del Lavoro di Genova dalla Resistenza al luglio 1960”.

Paolo ne è autore assieme a Paride Rugafiori. Tratta poi della lotta dei portuali del ramo industriale del 1955, della faticosa presa di coscienza da parte della CGIL delle trasformazioni in atto nell’economia e nella società italiana e genovese. La Resistenza è un altro grande tema di studio e riflessione per Paolo.

Vi dedica energie e tempo, lavorando per anni all’Istituto storico della Resistenza della Liguria, studiando e scrivendo. Tra i suoi scritti il libro “Cronache resistenti. La lotta di Liberazione a Sestri e altre riflessioni antifasciste” (2005), che raccoglie molti contributi pubblicati sul Corriere di Sestri Ponente unitamente ad altri interventi suoi sull’argomento. E c’è un’altra dimensione, infine, cui sento di dovere fare un cenno.

Ricordandone la straordinaria umanità, la sensibilità evidente dietro la serietà e il rigore che lo contraddistinguevano. Il suo ultimo lavoro, che alcuni di noi hanno avuto la possibilità di leggere in forma ancora dattiloscritta e che presto verrà dato alle stampe, “Il partigiano Ermete”, è dedicato al padre che ne è protagonista centrale. Il padre, giovane comandante partigiano, alla testa della 45° brigata garibaldina “Garemi”, protagonista della Resistenza nell’Astigiano”.

E infine, Carlo Ghezzi Presidente della Fondazione Di Vittorio e Vicepresidente nazionale dell’ANPI anche a nome della Cgil nazionale, ha ricordato i passaggi fondamentali del percorso sindacale di Arvati, ricordando come “Paolo si avvicina al sindacato, in particolare alla FLM in qualità di docente nei corsi di formazione organizzati con le 150 ore per il diritto allo studio, conquistate con il contratto dei metalmeccanici di inizio anni ’70.

Successivamente è chiamato alla Camera del Lavoro di Genova con il ruolo di responsabile dell’Ufficio Studi confederale.
Nel 1975 entra nella Segreteria del Sindacato Nazionale Scuola, dove si distingue per la tenacia e l’intransigenza con cui nelle scuole e nelle università si adopera per combattere i tentativi di infiltrazione terroristica. Successivamente, nel 1978 diventa Segretario Generale del Sindacato Scuola, carica che ricopre sino al 1982, quando viene richiamato dalla Camera del Lavoro per assumere la responsabilità della zona Centro e Valpolcevera in quanto Segretario.

Resta in Camera del Lavoro sino al 1986, quando passa alla Segreteria della Cgil Regionale Ligure dove resta sino al 1988 anno in cui decide di lasciare l’incarico sindacale ed entrare al Comune di Genova in qualità di responsabile Ufficio Studi e Ricerche del Servizio Statistica, diventando dirigente nel 1996. Con Arvati scompare uno dei più stimati ed apprezzati intellettuali della nostra città: riconosciuto anche a livello nazionale in qualità di storico del sindacato e del movimento operaio e di Liberazione, Arvati ha lasciato innumerevoli opere, fra cui preziosi volumi sulla storia della Camera del Lavoro genovese e sulla Resistenza.

Siamo davanti a quella Cgil che lo ha avuto tra i suoi dirigenti più apprezzati, dove ha speso tanti anni della sua vita profondendo impegno ed energie in una militanza intelligente e tenace. Paolo ha sempre vissuto la Cgil come la sua casa, da difendere, da consolidare, da rafforzare, da fare sempre più grande e più forte. Ha sempre vissuto il far vivere la memoria della Resistenza e l’affermare i valori della Costituzione come il quadro fondante nel quale svolgere ogni nostra azione. Davanti a lui inchiniamo le nostre bandiere”

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