Politica

Genova, elezioni: Pierlugi Vinai il “Monti ligure” prossimo alla candidatura

Genova. Proprio quando la politica nazionale è pronta a declinarsi in forme imprevedibili al locale ed il nuovo governo prende forma, dettando priorità amministrative rispetto a quelle politiche, la corsa a Palazzo Tursi si connota di un nome che qualcuno ha già definito il “Monti ligure”. Si tratta di Pierluigi Vinai, da più parti chiamato ad affrontare la partita elettorale mettendo in campo competenze tecniche ed esperienza maturata a contatto con gli enti pubblici.

Non a caso, il segretario di Anci Liguria, schivo ai riflettori, è ora impegnato in un master di amministrazione del territorio a Roma. Una preparazione personale e professionale che potrebbe assumere diverse forme, anzitutto quella diretta del primo cittadino. Lo stesso Vinai non si sbilancia, ma sottolinea: “Se non si valorizzano le capacità, i saperi, lo studio della scienza amministrativa, questo Paese non sarà in grado di andare da nessuna parte”. Di fatto il messaggio è: “Più competenza, meno showmen”.

“Questi giorni mi hanno tenuto intensamente impegnato, prima seguendo con Anci l’emergenza alluvionale e le necessità di protezione civile, poi con il percorso formativo di Roma, seguendo i temi della cooperazione iter-istituzionale sino ad ora e, da domani, dell’urbanistica” riferisce Vinai. E la prossima settimana per l’Associazione Nazionale Comuni Italiani si profila movimentata, con riunioni sulla gestione associata delle funzione, federalismo demaniale e argomenti legati alla confisca dei beni alle mafie.

Quello che non si era concretizzato durante la scorsa tornata delle Comunali genovesi, potrebbe realizzarsi questa volta, con Vinai candidato sindaco, ma più rappresentante delle esigenze amministrative che esponente politico. In un panorama che, per ora frastagliato e litigioso, spiana la strada agli esperimenti super partes. “In determinati momenti critici, si chiama chi ha maggiore competenza” rimarca Vinai svolgendo un discorso generale, che rimanda all’economista bocconiano incaricato da Napolitano. “Non si può più pensare di stare a capo di un amministrazione solo politicamente” conclude.