Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Crisi terzo settore, a Genova 500 posti a rischio: arrivano gli ammortizzatori sociali foto

Genova. “Piena disponibilità dell’assessore Vesco a sbloccare gli ammortizzatori sociali e tutti gli strumenti che possono attenuare una situzione difficile per i lavoratori”. Lo annuncia Lorena Rambaudi, assessore regionale alle politiche sociali, al termine di una lunga discussione in Consiglio regionale sulle difficili condizioni in cui versa il Terzo settore, a cui hanno partecipato tra gli altri i rappresentati del Forum, i capigruppo regionali, gli assessori Vesco e Rambaudi e il vicepresidente del Consiglio regionale Michele Boffa. Si andrebbe ad attingere ai fondi Fse.

L’impegno è stato ribadito anche da Vesco: “Per noi non ci sono lavoratori di serie “A” e di Serie “B”: tutti hanno gli stessi diritti, sia che lavorino a tempo determinato sia che siano precari. Per questo abbiamo rifiutato gli accordi settoriali che ci erano stati proposti. Detto questo, purtroppo c’è un problema di risorse aggravato dal fatto che 30 milioni che avevamo nelle nostre disponibilità sono state destinate agli alluvionati”.

Il welfare è tra le sette priorità che le regioni hanno indicato al nuovo governo Monti, ha spiegato l’assessore Rambaudi. “Sono settimane che denunciamo le difficoltà in cui versa il settore – dice Rambaudi – ora si tratta di continuare a lavorare sul piano nazionale, bloccare il decreto delega, trovare nuovi fondi e cercare di razionalizzare al massimo”. Secondo l’assessore regionale al Bilancio, Pippo Rossetti, servirebbero venti milioni per mantenere il servizio attuale.

Il settore versa in condizioni disastrose: migliaia di utenti potrebbero perdere ogni forma di assistenza e migliaia di posti di lavoro traballano. In Liguria si parla di 800 posti di lavoro a rischio, di cui 500 a Genova e dintorni. I sindacati, le associazioni e le cooperative che assistono malati psichici, disabili, anziani, minori, e altre persone disagiate e in difficoltà sono sul piede di guerra e hanno chiesto alla Regione di non tagliare i servizi.

Secondo il Forum è possibile trovare le risorse nei bilanci degli enti locali. “Se al Comune di Genova verranno confermati i tagli, circa 20 milioni di euro, avremo 500 persone senza posto di lavoro e il dimezzamento dei soggetti assistiti – spiega Claudio Regazzoni, portavoce del Forum genovese – Genova deve affermare di essere una città del lavoro, dei diritti e della solidarietà. L’impostazione del bilancio, sia regionale sia comunale, deve dare risposte in questo senso. Siamo consapevoli che le responsabilità dei tagli sono del governo precedente, ma a livello cittadino e regionale si devono mettere in campo tutti gli sforzi affinché le risposte siano puntuali”.

Sinistra e Libertà dal canto suo ha presentato un ordine del giorno in cui chiede al Governo di “reperire le risorse necessarie per evitare che servizi e occupazione nel sociale scivolino silenziosamente nel baratro”, come spiega Simone Leoncini, Coordinatore Es. Reg. di Sel. “E’ necessario individuare tra le priorità di bilancio il finanziamento della delega del sociale”, aggiunge il consigliere regionale Matteo Rossi. “E’ fondamentale aprire subito un’unità di crisi regionale che coinvolga gli enti locali, il forum del Terzo settore e i sindacati per trovare insieme altre strade e scongiurare fermamente i tagli”. Alessandro Benzi (Federazione della Sinistra) ha aggiunto: “Chiediamo discontinuità politica non si può parlare solo di tagli al sociale e di investimenti in infrastrutture di cui si capisce poco il senso. Gli investimenti che devono essere fatti sono quelli sul sociale. Apriamo un tavolo regionale”.

All’appello degli operatori si sono associati i rappresentanti di sindacali Cristina Balzano Cisl, Lella Trotta Uil e Franco Pezzolo Cgil che hanno sottolineato come i lavoratori del terzo settore oggi sono meno tutelati:«Veri e propri lavoratori invisibili, mentre svolgono un servizio pubblico indispensabile spesso in situazioni assai difficili. Senza di loro il welfare si bloccherebbe. Anche a loro devono essere garantiti gli ammortizzatori sociali e le forme di tutela che hanno i dipendenti».