Crisi, Vincenzi: “Governo di unità nazionale, non tecnico, serve politica forte” - Genova 24
Economia

Crisi, Vincenzi: “Governo di unità nazionale, non tecnico, serve politica forte”

marta vincenzi

Genova. Un Governo di salute pubblica, che abbia come riferimento il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Marta Vincenzi rilancia la conclusione per tirare fuori il Paese dall’avvitamento e dal pericolo del baratro, il giorno dopo il crollo delle borse e l’Italia nel mirino europeo. Lo stesso Capo di Stato ha parlato oggi di “decisioni improrogabili” e di “una prospettiva di larga condivisione”. Ma l’idea della sindaco si spinge oltre: non serve un esecutivo tecnico, come già sperimentato in passato, ma una scelta politica forte che “sappia parlare a tutti, che riscriva la legge elettorale, e soprattutto rilanci le riforme fondamentali”.

“Siamo di fronte a un tornante che non ha uguali nella nostra storia di paese nato dalla lotta per la liberazione, forse l’unico momento a cui fare riferimento – ha spiegato Vincenzi, a margine della conferenza di presentazione di Eurocities – oggi come allora bisogna cambiare le regole, far sì che la politica non si immiserisca nell’interesse di questa o quella parte”. Una politica forte e non un governo tecnico, quindi “che sappia parlare a tutti dell’esigenza di riforme necessarie, e non di macelleria sociale, perché non siano sempre gli ultimi a dover pagare”. “C’è bisogno di costruire un’attenzione etica, morale, sociale che sia presentata da figure auterevoli come lo sono stati i nostri costituenti”. Dunque un governo del presidente Napolitano ma “che non sia, però, lasciato solo”.

L’appello è “a tutte le poltrone e poltroncine a non guardare al compimento di una legilatura o a votare per vantaggi maggiori”. Un governo di unità nazionale, “naturalmente senza Berlusconi e senza tutti coloro che ci hanno trascinato nel fango in questa fase della nostra storia. Bisogna farcela ma senza i bilancini per questo o quel partito, e lanciando il Paese in una fase diversa, dove si può parlare di nuovo di destra e di sinistra, una differenza che non si coglie ormai, fatta di incapacità e contrapposizione”.

Da qui l’ammonizione critica ai partiti, e in particolare al suo: “Ci ritroviamo a dibattere se il leader debba essere Renzi o Bersani, in un momento di sfascio e di drammaticità. Non possiamo offrire una speranza fatta solo di questo o quel leader. Vorrei che uscissero forze politiche diverse e nuove, frutto di una sorta di purificazione generale – ha concluso Vincenzi – non è una questione di governo tecnico, ma una scelta politica di fondo che il Paese può fare avendo come riferimento chi meglio lo rappresenta, un governo del Presidente”.