Aula Rossa, Vincenzi: “Genova è alla sua prova più dura, ce la faremo” - Genova 24
Cronaca

Aula Rossa, Vincenzi: “Genova è alla sua prova più dura, ce la faremo”

marta vincenzi sala rossa alluvione

Genova. “Il lutto e lo strazio che resta sono terribili e inaccettabili, mi porto un peso enorme, un macigno” ha detto Marta Vincenzi prendendo la parola in Aula Rossa, dopo il minuto di silenzio in memoria delle vittime della terribile alluvione che ha travolto Genova venerdì scorso.

Voce a tratti rotta, la sindaco ha ripercorso con una relazione dettagliata i giorni passati, un lungo e doloroso flash back per provare a spiegare, tra responsabilità, colpe e accuse, cosa è successo quando la bomba d’acqua, o la tempesta tropicale, ha colpito Genova. “Sugli errori che possono essere stati commessi in quelle ore sento profondamente la responsabilità e non accuso nessuno, nel senso di coinvolgere”.

Il primo dovere secondo Vincenzi è ora “la necessità di alzare la testa e resistere”, senza sottrarsi all’accertamento della verità. “Tutto ciò che è stato fatto e deciso è messo a disposizione della magistratura per accertare al più presto tutte le responsabilità” ha sottolineato.

Il passo successivo è dedicato alle dure contestazioni del post alluvione: “fa parte dei miei doveri accettare tutte le manifestazioni di rabbia di chi ha perduto tutto e ha avuto paura e ora vuole gridarlo”.

Poi l’attacco: “Ho scelto coscientemente di andare dove ciò poteva accadere, è un loro diritto manifestare la rabbia, ma non è un diritto sul piano mediatico fare del sindaco il capro espiatorio”. Il riferimento è agli attacchi per mezzo stampa, in primis sull’atteggiamento tenuto dalla sindaco nei momenti successivi alla catastrofe: “Non ho pensato a cosa e come comunicare, ho risposto con dolore e stanchezza e anche confusione – ha ammesso la sindaco – solo dopo ho ripreso il filo per ordinare le risposte su cosa successo. Ora sono qui”.

Il pensiero è poi rivolto all'”enorme manifestazione dei giovani, che sentitamente ringrazio, così come le associazioni che dalle prime ore hanno indetto una gara di solidiarietà per sostenere Genova”.

L’allerta 2 è finalmente cessata, ha sottolineato ancora una volta, per ricordare la necessità di non togliere i riflettori sulla fase successiva, ma “non è cessata l’emergenza, né sono lenite le ferite che riguardano migliaia di cittadini. Ora bisiogna ristabilire un minimo diritto al futuro” ha detto Vincenzi. La stima dei danni è di 400 milioni di euro. Nel dettaglio poi la ricostruzione dei fatti, a partire dal bollettino meteo emesso dalla Regione il 2 novembre per proseguire poi con l’elenco di tutti i provvedimenti presi per previnire l’emergenza.

“Il Comitato di Protezione civile non ha ritenuto di prendere provvedimenti sulle scuole genovesi ad esclusione di quella di Santa Maria della Neve a Sestri” ha sottolineato, leggendo il comunicato inviato alle scuole nel tardo pomeriggio di giovedì che invita i dirigenti scolastici a monitorare costantemente le fonti di informazione.

“Le cumulate di pioggia all’ora di pranzo di venerdì parlano di 350 millimetri, pari alla pioggia dell’intera stagione autunnale. L’evento di Genova è stato classificato come tempesta tropicale” ha ribadito la sindaco. “Il volontario di protezione civile alle 12.15 non è riescito a monitatorare il livello delle acque perché travolto dalla piena del Fereggiano – la memoria di tutti torna a quel quarto d’ora fatale in cui il Fereggiano ha esondato e travolto tutto strappando la vita a sei persone -Da quel momento i contatti con i dirigenti scolastici delle zone colpite dall’alluvione sono costanti. Nel frattempo cominciavano ad arrivare le prime notizie dei morti”.

“Venne inviata una mail agli istituti scolastici invitando i dirigenti a prolungare la custodia degli alunni nelle zone coinvolte dagli allagamenti. Dalle previsioni non si poteva un evento meteorologico così straordinario da poter poi essere qualificato come tempesta tropicale – ha aggiunto -e il Comitato di protezione civile mi avesse chiesto di firmare un’ordinanza di chiusura delle scuole, probabilmente l’avrei fatto”.

“La lezione che dobbiamo fare nostra è che l’unico provvedimento che avrebbe potuto salvare la vita della persone sarebbe stato l’evecuazione in tutta la Regione delle zone a rischio. A Genova sarebbero state 110 mila persone più tutti gli operatori economici”.

“Genova ora è alla sua prova più dura. Dobbiamo riconquistarci il futuro. Rientro nel mio silenzio”. Marta Vincenzi termina il suo discorso: l’Aula Rossa applaude, anche dagli spalti.