Ambiente, Guccinelli: “Va costruita una vera e propria ‘filiera produttiva del bosco’”

Genova. La tragedia che ha colpito parte della Liguria si evidenzia ogni giorno di più nella sua drammaticità e stimola il dibattuto sulle cause che l’hanno scatenata. Anche l’Assessore allo Sviluppo economico della Regione Liguria Renzo Guccinelli.

“L’evento è frutto certamente di precipitazioni eccezionali – scrive Guccinelli – ma non può essere solo questa la spiegazione. Ritengo che abbiano pesato più cause e, ognuna, in modo evidente. Ha sicuramente concorso ai fatti la modalità di urbanizzazione di certi territori: il “come” e il “dove” si è costruito, il fatto che zone di espansione urbana sono state realizzate in aree sottratte al fiume”.

“Occorre trarre insegnamento e questo ci deve portare anche a ripensare e a ridefinire progetti territoriali di sviluppo in corso di definizione e anche a rivalutare in certi casi le scelte urbanistiche dei Comuni. Mi si permetta però di dire che non può essere solo questa la causa!”

“Chi ha visitato in questi giorni le zone colpite della Val di Vara e delle Cinque Terre ha toccato con mano che sono anche altri i fatti che hanno creato il disastro! Ha pesato in modo enorme l’abbandono della montagna. La parte più estesa del nostro territorio provinciale e dell’intera regione è in molti casi abbandonata”.

“Boschi non curati, non “vissuti” hanno compromesso l’assetto e la stabilità di territori dal fragile e dal delicato equilibrio idrogeologico. La presenza dell’uomo e delle sue attività è condizione di stabilità di versanti e colline. Questa presenza va riorganizzata e rimotivata! Va costruita una vera e propria “filiera produttiva del bosco” (esempio: prodotti del bosco e allevamento/enogastronomia – legname/energia – sentieristica e ambiente/turismo)”.

“Per fare questo occorre una nuova politica per la montagna, sostenuta anche da incentivi e risorse pubbliche per dare redditività a queste attività. Non si può nascondere che una terza causa del disastro sono le condizioni del Magra e del Vara (hanno esondato pesantemente anche in zone scarsamente urbanizzate e in cui nessuno li ha costretti in letti artificiali!) e dei torrenti”.

“Non ci possono essere lunghi tratti del fiume in cui il letto è diventato più alto dei territori circostanti e continua a salire rendendo insufficienti anche gli “argini naturali” esistenti da sempre. Non è possibile avere torrenti che in dieci anni hanno visto alzare il proprio letto di 150 cm. (chi non ci crede venga un giorno con me!), tonnellate di legname caduto e abbandonato nei vari corsi d’acqua. E’ chiaro che, ma lo ripeto per evitare di subire sciocche accuse, nessuno vuole tornare all’epoca in cui gli scavatori regimavano il fiume, ma deve essere chiaro che non si possano gestire il Magra e il Vara solo con logiche vincolistiche”.

Occorre subito un piano straordinario predisposto dalle Istituzioni che indichi quanto e dove sono le eccedenze di materiale e si proceda anche autofinanziando gli interventi con la cessione da parte dello stesso. Spero veramente che i tragici fatti di questi giorni ci facciano capire e agire.