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Cronaca

Salone Nautico. Burlando, dopo il discorso di Matteoli: “Non è più tempo di annunci, aspettiamo i fatti”

Genova. “Non so se il ministro guarderà la mostra sui 150 anni, ma i volti degli operai di oggi esprimono solo disperazione. Quando l’ultima nave uscirà da Sestri Ponente bisognerà dire cosa ne sarà della vita dei lavoratori Fincantieri, così come quella dei commercianti sestresi che vivono sull’indotto del cantiere”. Così il presidente Claudio Burlando nel suo intervento alla cermonia di inaugurazione del Salone Nautico perché “era giusto usare questa vetrina internazionale per esprimere da una parte preoccupazione e dall’altra speranza per il futuro”.

“Cerchiamo di salvare quello che di buono ha questo Paese e questa regione – ha detto il Governatore – salviamo la cantieristica, salviamo l’economia marittima e portuale”. E a questo proposito: “Il ministro ha annunciato di aver firmato il decreto che destina una parte delle risorse del Milleproroghe per il ribaltamento a mare di Sestri Ponente, ma dopo di lui deve firmare anche Tremonti altrimenti non serve. Non è più tempo di annunci, continuare a dire che accadranno non ha senso, aspettiamo risposte da troppo tempo”.

A quel punto potranno iniziare i lavori e poi però “c’è bisogno di commesse, ma questo riguarda ancora il Governo e il ministro Romani”. Mentre infatti “per Riva Trigoso dopo il ritiro del piano del 3 giugno, abbiamo visto atti che autorizzano ad avere fiducia, questo non è successo per Sestri Ponente – ha detto ancora Burlando – La preoccupazione dei lavoratori è anche la nostra. Si rischia la rivolta sociale, sono coinvolte migliaia di famiglie”. Il governatore ha anche confermato che martedì andranno in corteo, come richiesto dai lavoratori, sotto la Prefettura.

Il presidente della Regione è poi tornato a parlare in generale del futuro. “Ci sarà meno manifattura in futuro, ma bisogna farsi trovare pronti con infrastrutture e porti efficienti”. Le stoccate al Governo e a Matteoli arrivano una dopo l’altro, pacate come nello stile del presidente della Regione. “Non porto la fascia e non posso toglierla, ma bisogna usare queste occasioni per parlarci chiaro. Sono veramente preoccupato – ha ribadito – se non avessimo fatto un lavoro diplomatico con i vertici della Fiera, non avremmo fatto il Salone”. Il riferimento va da sé alle proteste poi rientrate che avrebbero messo a repentaglio la kermesse, Amt e Fincantieri in primis.

“Quando finiranno le risorse degli enti, con i tagli violenti di questo Governo al sociale, alla cultura, ai trasporti, alle attività produttive e via dicendo, avremmo davanti un passaggio complicato”. Come quando si nasconde al malato la sua condizione, è la metafora “sanitaria” usata da Burlando. “Siamo messi male, non aver ammesso la crisi è stato un grosso errore, come con le malattie, con le crisi economiche e sociali non si scherza”. Il Paese non è solo malato, è anche indebolito. “Non c’è niente da fare, abbiamo fatto tutto quello che potevamo, se però si taglia in maniera lineare, si muore”. Le soluzioni vanno cercate nel tentativo di risanamento, passando ad esempio per un cambiamento nella fiscalità del sistema portuale. “Un minimo di autonomia fiscale – ha detto Burlando rivolto al ministro, accompagnato dagli applausi – non si chiede molto. Che senso ha fare un’altra autorità portuale a Manfredonia. Quello che rimane ai porti deve rimanere”.