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Regione, Fusco presenta una legge per la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico

Regione. Racimolare denari vendendo i gioielli di famiglia. Si dice così, in questi giorni in cui debito pubblico, risorse da recuperare, tagli, etc. etc. sono all’ordine del giorno della politica locale quella nazionale ha altre questioni). E così, ieri è stato varato dalla giunta Burlando il ddl dedicato all’edilizia varato oggi su proposta del vicepresidente e assessore Marylin Fusco, che oltre a fare chiarezza su Scia e Dia dando lumi più dettagliati agli operatori del settore, imprime una smossa alla dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.

Con un nuovo aspetto, sottile e cruciale: la Regione potrà intervenire sul cambio di destinazione d’uso degli immobili in vendita, qualora altri enti locali coivolti nell’alienazione non si esprimano o non giungano ad un accordo nei termini prestabiliti. Di fatto, se il mutamento d’uso si protrae alla lunga, la Regione ha una potestà sostitutiva di invervento per portare in porto la pratica.

Il provvedimento riguarda la dismissione e valorizzazione di beni immobili non strumentali della Regione, degli enti appartenenti al settore regionale allargato, delle Province e dei Comuni. Nello stesso tempo il ddl, inviato all’esame del consiglio regionale, modifica diverse leggi regionali e completa le norme previste dalla già approvata riorganizzazione del Suap (sportello unico delle attività produttive).

“E’ un modo per prepararsi al federalismo demaniale e per ottenere due obiettivi – spiega Marylin Fusco – Da una parte il provvedimento recepisce regole che sono state inserite nel Decreto Sviluppo, che dà potere alle Regioni di disciplinare nel dettaglio la materia edilizia, facendo chiarezza su quando è necessaria la segnalazione certificata di inizio dell’attività e quando la Dia: alla luce del riordino del Suap che abbiamo approvato a luglio, attualizza queste procedure. Dall’altra parte il provvedimento snellisce la procedura con cui le pubbliche amministrazioni possono compiere i processi di dismissione e valorizzazione del proprio patrimonio immobiliare, in questo delicato periodo di necessità dal punto di vista economico”.

Una delle voci che beneficerà in primo luogo della vendita del patrimonio immobiliare pubblico è la sanità, alle prese con il deficit cronico. Si capisce quindi la fretta nel fare cassa con le dismissioni immobiliari. Per valorizzare palazzi e strutture oggetto dell’alienazione (cioè renderli appetibili su mercato), la Regione prevede “l’automatica attribuzione della destinazione d’uso urbanistica stabilita nei vigenti piani urbanistici comunali per gli ambiti urbani che cono contigui a quello nel quale è compreso l’immobile”.

Il Comune ha la facoltà, entro 45 giorni, di valutare se accettare il mutamento della destinazione d’uso prevista nel programma di alienazione oppure indire un’apposita conferenza dei servizi per definire e specificare la destinazione. E’ qui che scatta il potere sostitutivo da parte della Regione se il Comune interessato non assuma la determinazione conclusiva della conferenza dei servizi entro 90 giorni dalla data di prima riunione della stessa conferenza. Al Comune spetta poi una percentuale sino al 5% dell’incremento di valore (ricavato dalla vendita degli immobili) come forma di compensazione per la modificazione della destinazione d’uso.