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Economia

Liguria, dalle associazioni di categoria “i sei punti per lo sviluppo”: prima emergenza il credito

giancarlo grasso - confartigianato

Liguria. “In un momento così delicato come quello attuale è più che mai indispensabile che tutte le associazioni che rappresentano l’imprenditoria ligure facciano proposte concrete per il superamento della crisi e lo sviluppo economico”. Questo il commento di Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria, a margine della presentazione del “Progetto delle imprese per la Liguria – Il manifesto e i sei punti per lo sviluppo”, illustrato questa mattina a Genova da undici associazioni di categoria liguri.

Allegato al manifesto, presentato stamani dal presidente di Confindustria Liguria, Sandro Cepollina, con i presidenti regionali di Confesercenti, Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Coldiretti, Confagricoltura, Lega Coop, Cia, Cna e Agci, ci sono i “Sei punti per lo sviluppo”, parte integrante del progetto per lo sviluppo che domani sarà consegnato al presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando.

“Dalla riflessione comune sulla situazione di crisi e sui possibili scenari futuri – dice Grasso – abbiamo indicato la necessità di non aumentare la tassazione su imprese e cittadini per consentire maggiore capacità di spesa favorendo così investimenti e consumi, oltre ai sei punti che riteniamo prioritari per rilanciare il tessuto produttivo regionale”.

Alla base del documento sta lo Small business act, la direttiva europea, sulle misure di semplificazione e di sviluppo rivolte soprattutto alle micro imprese. “Già nel documento che avevamo presentato durante la campagna elettorale delle Regionali 2010 – dice Grasso – avevamo sintetizzato in dieci punti gli interventi prioritari e a costo zero per una politica regionale che “pensasse anzitutto al piccolo”. Alcuni importanti passi avanti sono stati fatti: penso ai provvedimenti normativi per la sburocratizzazione e la semplificazione per rendere meno difficile la vita delle imprese, specie quelle di piccole e piccolissime dimensioni”.

Secondo i dati dell’Osservatorio congiunturale dell’artigianato ligure, la semplificazione degli iter burocratici, tra il secondo semestre 2010 e il primo del 2011, ha avuto un netto ridimensionamento, passando dall’8,8 al 7,8 del livello di priorità nell’agenda delle piccole imprese liguri. Grasso esprime soprattutto preoccupazione sul rischio di una stretta creditizia che soffochi le imprese.

“Nel corso del 2010 avevamo assistito a una crescita del 2,9% dei finanziamenti alle imprese con meno di 20 addetti, dato che aveva posizionato la Liguria come terza regione in Italia per la crescita dei finanziamenti alle micro e piccole imprese. Purtroppo negli ultimi mesi abbiamo assistito a un generale aumento del costo del credito: per lo stesso finanziamento, che un anno fa poteva essere concesso a un’azienda a un tasso pari all’Euribor e con uno spread del 2%, oggi la stessa azienda paga l’Euribor +3,5 punti di spread. Le commissioni hanno avuto un aumento del 100%. A peggiorare la situazione la tendenza, sempre più diffusa, delle banche a sospendere le convenzioni con i Confidi per poter contrattare in aumento con ogni azienda il costo del finanziamento”.

“L’ottima intuizione del fondo anticrisi – conclude Grasso – finanziato da Regione e sistema camerale corre il rischio di vedere vanificati gli effetti. I dati dei primi nove mesi del 2011 ci dicono che le imprese liguri hanno sborsato 57 milioni di euro in più per gli aumenti del costo del denaro, in media 400 euro a impresa. Dobbiamo immediatamente agire e trovare i rimedi prima che sia troppo tardi”.

Se è vero, come dice la presidente di Confesercenti Liguria Patrizia de Luise che “la Liguria è a rischio recessione”, per le associazioni è necessario mettere mano subito a tutto quello che può invertire la tendenza. Non solo ridefinizione e razionalizzazione in sanità e trasporti, riorganizzazione e dismissione di partecipate, favorire infrastrutture e mobilità, logistica e interconnessione ma, per esempio, “migliorare la programmazione e la qualità della spesa, semplificare l’accesso ai contributi, accelerare i tempi di erogazione di questi ultimi, costruire un modello di organizzazione istituzionale che coordini l’azione di programmazione e indirizzo del legislatore regionale con quella di amministrazione e gestione assegnata a province e comuni”.