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Economia

Fincantieri: le reazioni e i commenti del mondo politico

Genova. Arrivano uno dopo l’altro i commenti del mondo politico genovese e ligure sulla lunga giornata dei lavoratori Fincantieri di Sestri Ponente, inziata con la protesta di ieri e terminata oggi con la promessa di un incontro fissato a Roma per martedì prossimo con il ministro Romani.

“La protesta dei lavoratori del cantiere è fondata – è l’appello lanciato a mezo stampa dalla giunta del Comune di Genova – Il disagio che manifestano deve essere colto, in caso contrario c’è il rischio di una separazione tra le istituzioni e i lavoratori. La prima scelta da fare è stare con i lavoratori e non farli sentire isolati. Le loro ragioni sono le ragioni dell’ intera città.

“La lotta unitaria dell’estate scorsa ha prodotto il rinvio del piano industriale di Fincantieri, ma il ritiro del piano non doveva essere la soluzione, bensì la premessa per una politica nazionale del settore, per cui il governo doveva dire che cosa fare per un nuovo piano industriale. È grave: non è successo. L’ Azienda inoltre sta tendendo a sviluppare una serie di accordi locali che contengono sia l’ attribuzione di carichi di lavoro, sia la contrazione degli organici. Questo al di fuori della trattativa nazionale.

Fincantieri a Genova ha ottenuto poi un importante risultato: il finanziamento della piattaforma a mare, premessa per un nuovo assetto produttivo. Oggi questa scelta non è ancora concretamente realizzata, mentre, drammaticamente, si riducono i carichi di lavoro e si priva il cantiere di commesse. Si rischia, perciò, la messa in cassa integrazione di gran parte dei lavoratori e la cessazione delle attività’ produttive.

Questo non è accettabile dai lavoratori, dalle organizzazioni sindacali, ma soprattutto dall’intera città. Occorre ottenere da Fincantieri un carico di lavoro che permetta la sopravvivenza produttiva del cantiere di Sestri Ponente al di fuori di ogni scelta che sarebbe punitiva per Sestri Ponente e l’intera città.

L’incontro fissato al Ministero dell’Industria per martedì prossimo deve segnare un punto di chiarimento sia sui finanziamenti per il ribaltamento a mare, sia per le prospettive produttive della Fincantieri di Sestri Ponente” conclude il comunicato della Giunta.

“Consideriamo questo piccolo segnale un risultato positivo strappato grazie alla lotta dei lavoratori – è il commento di Giacomo Conti, consigliere regionale Fds – ma è chiaro che bisognerà scoprire la carte del Governo. Ribadiamo che il Ministero deve intervenire in primo luogo per fermare la pratica degli accordi cantiere per cantiere e per assicurare una boccata d’ossigeno a Sestri Ponente sbloccando i fondi per il ribaltamento e assicurando carichi di lavoro affinché la produzione non si blocchi a marzo. Ma non basta. Serve un vero progetto di sviluppo industriale sostenuto dall’azionista pubblico con commesse, investimenti strutturali e anche eventuali nuove produzioni per fronteggiare la crisi del settore cruise. Nei prossimi giorni la mobilitazione dei lavoratori andrà avanti e avrà il nostro pieno sostegno”.

Fanno eco il coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, Giovanni Paladini e il Capogruppo in Regione Nicolò Scialfa, a fianco dei lavoratori Fincantieri in mobilitazione, “sgomenti in riferimento alla totale assenza del Governo nell’affrontare la difficile condizione dello stabilimento di Sestri Ponente.

“Siamo di fronte a una situazione assurda – spiegano in una nota congiunta – con operai in mobilitazione, una città bloccata e migliaia di famiglie appese a un filo. E il Governo cosa sta facendo? Continua imperterrito nella sua latitanza, girandosi dall’altra parte per non vedere i reali problemi del Paese.

Dal 3 giugno, giorno in cui sembrava essersi sbloccata la situazione a seguito del ritiro della “macelleria industriale” presentata da Bono, nulla è cambiato. Nessuna commessa del Governo per Fincantieri, nessuna certezza sui fondi destinati al ribaltamento a mare del cantiere genovese, neanche l’ombra di un piano nazionale del settore navalmeccanico e cantieristico e tantomeno di un Piano Industriale per l’Azienda che sia degno di questo nome. È opportuno domandarsi a cosa serva questo Governo: un Esecutivo che non esegue, che tutto fa fuorché amministrare e governare, convinto che il non affrontare i problemi possa determinare un “naturale” miglioramento delle critiche condizioni in cui versa il Paese.

Emblema di questo assenteismo è il ministro Romani che prima promette di incontrare sindacati e Azienda, poi meschinamente fa un passo indietro, incapace di opporsi ai “si salvi chi può” e agli “ognuno per sé e Dio per tutti” di Tremonti.

A questo proposito, – proseguono Paladini e Scialfa – il gruppo di Italia dei Valori presenterà un’interrogazione alla Camera dei Deputati e una omologa in Consiglio Regionale, affinché i ministri responsabili di questo sfacelo spieghino una volta per tutte agli italiani i motivi della loro latitanza e delle loro continue inadempienze”.

Spiega Nino Miceli, Capogruppo PD in Regione: “Dopo una grande mobilitazione unitaria della città, tutta schierata dalla parte di Fincantieri, realtà industriale tra le maggiori della Liguria, dal Governo erano arrivate numerose promesse, sia in termini di commesse sia in termini di finanziamenti per realizzare infrastrutture, come l’ampliamento dell’area produttiva, determinanti per il futuro dell’azienda. Ora tutto questo viene messo in discussione. A marzo verrà consegnata l’ultima nave, commissionata non dal Governo ma da un armatore privato, e non ci sono altre commesse in vista”.

“Il pericolo – aggiunge Lorenzo Basso, Consigliere Regionale e Segretario Regionale del PD – è che si ricorra alla cassa integrazione per i dipendenti diretti e che ci siano forti ripercussioni sull’occupazione nell’indotto. La lotta dei lavoratori va sostenuta, è una lotta di tutta la città e di tutta la regione alla quale dare sostegno per noi è più che un dovere, è imprescindibile”.
Il Consiglio Regionale ha approvato in mattinata all’unanimità un ordine del giorno che impegna la Giunta a verificare la possibilità di ottenere una commessa e ad intervenire per sbloccare il finanziamento per realizzare le opere in programma.

La Presidenza del Consiglio Provinciale nell’ esprimere piena solidarietà ai lavoratori della Fincantieri, ha sollecitato tutti i politici liguri appartenenti alle forze di governo a non rilasciare più semplici dichiarazioni ma a impegnarsi concretamente presso i loro leader nazionali affinché le promesse fatte dal governo nei confronti di tanti lavoratori liguri vengano mantenute assicurando i 70 milioni necessari per il ribaltamento a mare del cantiere tale da garantire in futuro nuove commesse al polo nautico della nostra città.

Il Presidente Gioia, inoltre, chiede a tutte le istituzioni liguri di farsi carico affinché una delle due commesse per realizzare navi da crociera di lusso e destinate, ma non ancora assegnate, al cantiere di Ancona venga dirottata sul cantiere di Sestri Ponente ricordando che, in un momento particolare come questo in cui le famiglie genovesi si trovano in pesanti difficoltà economiche, salvaguardare i livelli occupazionali è un impegno civile prima che un interesse di parte.

Il capogruppo della Lega Nord in Regione fa sapere che “chiederà al Governo e all’Azienda di avere una commessa per il cantiere navale di Sestri Ponente. Da marzo il cantiere rischia di essere senza lavoro e quindi temiamo che in attesa del ribaltamento a mare l’Azienda dichiari il cantiere non più strategico. I nostri cantieri – continua il Capogruppo – sono un patrimonio storico ed occupazionale che non possiamo permetterci di perdere. Ora più che mai la politica deve dare un segnale di unità e compattezza nell’interesse della cittadinanza lasciando da parte le divisioni ideologiche” conclude Rixi.

Infine il consigliere regionale Ezio Chiesa pone l’accento anche sul cantiere di riva Trigoso.

“Riconfermare i due stabilimenti (Riva Trigoso e Muggiano) e la direzione a Genova del militare – conclude Chiesa – significa rafforzare la presenza in Liguria anche del cantiere di Sestri Ponente”