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Cronaca

Fincantieri: la Liguria senza sponde a Roma, pesa l’assenza di un interlocutore forte

Regione. Un esempio lampante di quanto scarsamente conta nei palazzi romani la voce della Liguria lo ha dato oggi Genova con la protesta Fincantieri. La manifestazione ha sortito il risultato sperato: attrarre l’attenzione del governo. Ma solo dopo aver raggiunto la massa critica delle forze politico-sindacali e dopo lunghe e reiterate forme di agitazione. Il termometro della rabbia è esploso raggiungendo il massimo grado e ci è voluta la triangolazione di Burlando, Vincenzi e Repetto, il presidio dei lavoratori esausti delle verbosità e l’intervento diplomatico del prefetto Musolino perché qualcosa si smuovesse nella capitale. Alla fine il ministro dello sviluppo economico Romani, dall’Iraq dove è in missione, ha comunicato che incontrerà gli enti liguri e gli operai martedì prossimo a Roma per trovare una soluzione al caso Sestri Ponente.

Le scintille fuori dalla Prefettura tra parte del corteo ed il sindacalista che ha chiesto di “avere ancora pazienza” perché, ha detto, “purtroppo è difficile riuscire a parlare con i ministri”, delineano il quadro della sordità dell’istituzione centrale, vinta a fatica con il concorso di sindacati, presidente di Regione e Provincia, sindaco di Genova: quasi che questi soggetti, singolarmente, non abbiano abbastanza capacità di persuasione giù nella stanza dei bottoni.

Non è stata la solita manifestazione di piazza né il solito balletto istituzionale sulla crisi industriale locale. Lo ha capito il prefetto che ha preso il telefono ed ha chiamato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, per riferirgli le richieste di enti e delegazioni sindacali. Poco prima il segretario provinciale Fiom, Francesco Grondona, alzava la voce: “Io non torno dai miei colleghi a dire loro che lei cercherà di parlare con il ministro per vedere se sarà possibile; noi continuereremo ad occupare la fabbrica, e bloccheremo la città”. C’è in ballo un gigantesco asset produttivo: “Se il cantiere chiude, qui moriamo” ha detto Marta Vincenzi, esprimendo la radicalità della questione.

Pesa l’assenza di un esponente politico forte che rappresenti gli interessi della Liguria a Roma. La presenza dell’ex ministro Claudio Scajola, al di là del colore di bandiera e del portato strettamente politico, assicurava un corridoio di dialogo con la capitale per le questioni economiche ed industriali e, ora, con la crisi della cantieristica navale, il vuoto pneumatico si avverte più pesantemente. Manca una sponda sicura, un avvocato degli interessi locali, un tessitore di rapporti che garantiscano attenzione per la Liguria. La Prefettura ha atteso quasi due ore, oggi, per avere una risposta dal ministero: si sono attivati con i propri canali anche Burlando e Vincenzi, nel frattempo. Tutti hanno cercato il collegamento giusto, da Berlusconi in giù, invocando ad uno ad uno i “santi” ai quali votarsi.

E’ diventato palpabile ai politici di destra e di sinistra, agli operatori economici, così come ai rappresentanti sindacali, che l’acuirsi delle criticità liguri risentono dell’assenza di un interlocutore forte a Roma che riesca a portare le istanze del territorio sui tavoli che contano, prima che sia troppo tardi, prima che un’intera città, a sua volta messa in disagio dalla paralisi del traffico prodotta dal cordone umano, faccia quadrato intorno alle sue risorse produttive per difenderle con i denti e per ricacciare lo spettro del declino.

Stamane Genova non ha soltanto incalzato il governo con una prova unitaria di protesta, ma ha dato una prova di forza che, in termini più ampi, tradisce l’assenza di una linea diretta con Roma. Un vuoto che non sarà facile colmare, alla luce delle diverse problematiche industriali dell’intero territorio ligure. Senza contare che, specificatamente su Fincantieri, non possono esserci soluzioni senza il salvagente del ministero, l’unico in grado di dare certezze sul ribaltamento a mare e sulle commesse per fare lavorare il cantieri. La Liguria guarda con attenzione alla visita del presidente della Repubblica, Napolitano, prevista per il prossimo 13 ottobre a Genova. Un’occasione per far emergere direttamente i problemi. Ma la strada per riannodare i fili di un contatto forte con Roma appare lunga e laboriosa, non strettamente cerimoniale.