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Della Bianca sul Pdl: “Servono primarie e confronto”

Genova. E se oggi si gioca l’ennesima partita importante per il Governo con l’appello alla Camera per il voto di fiducia nei confronti del Governo Berlsuconi, gli assestamenti sono ben evidenti anche nel Pdl regionale. Se l’introduzione delle primarie è ormai ben più che una proposta anche per il centrodestra, Raffaella Della Bianca fa un passo ulteriore impugnando e criticando anche il metodo delle tessere, definendolo “inadeguato e superato, da Prima Repubblica”. Coriacea, decisa, combattiva. Critica.

Della Bianca ha aggiunto poi che il partito sta ” passando da uno stile monarchico a uno da prima repubblica, quando il metodo delle tessere favoriva chi aveva più disponibilità finanziarie”.
Dal ministro Michela Brambilla “mi sarei aspettata domani un incontro politico per dare la linea su temi strategici per questa regione – ha aggiunto Della Bianca – invece di andare al gazebo per le iscrizioni al partito. Allora mi vengono dubbi”.

La consigliere denuncia “mancanza di confronto interno al partito. Non ci sono riunioni, l’ultimo coordinamento regionale si è riunito lo scorso dicembre. Queste cose le avrei volute dire in quella sede, non posso perché non si riunisce, perché per il coordinatore Scandroglio non è mai il momento”.

Non è solo un problema di numeri, dice Della Bianca, anche se questo partito alle ultime regionali ha ottenuto 95.480 voti a Genova e provincia e ha solo 400 iscritti. “Il problema – dice – è indicare agli elettori una linea sui temi strategici, quindi riunirsi e discutere di politica. Invece, ad esempio per Fincantieri non è stata fatta alcuna riunione”.

Alla domanda se ha avuto sentore di una compravendita di tessere in vista dei prossimi congressi Della Bianca risponde: “Non lo so, ma c’é fermento da parte di molti esponenti”. Il tesseramento finisce a ottobre, poi il PDL dovrebbe indire i congressi metropolitani e provinciali. Secondo Della Bianca “gli incarichi del partito dovrebbero essere affidati con metodi simili alle primarie”.

“Potrei starmene zitta perché sono in una situazione privilegiata, per tre anni potrei prendermi lo stipendio di consigliere regionale e pensare ad altri. Invece credo che in una fase così delicata, direi storica, sia necessario che il PDL faccia vera politica”. La consigliere regionale chiude con un invito al buon esempio: “Io sono iscritta e pago la mia quota da consigliere, mi chiedo se un coordinatore metropolitano può non versare il contributo e guidare il partito. E’ come un padre ubriaco che dice al figlio di non bere. Ma non è l’unico, credo che anche i consiglieri regionali del mio gruppo debbano dare l’esempio giusto”.