Quantcast
Cronaca

Genova, Idv: “Il sistema democratico si misura dalle carceri: siamo fermi al Medioevo”

Genova. In riferimento alla drammatica condizione in cui versa il sistema carcerario italiano intervengono e dopo l’ultimo suicidio in cella verificatori a Marassi, intervengono l’onotevole Giovanni Paladini, responsabile nazionale del dipartimento Sicurezza di Italia dei Valori e il capogruppo in regione Liguria Nicolò Scialfa.

“Definire esasperata la condizione in cui versano le case circondariali italiane credo sia un eufemismo; – spiega Giovanni Paladini, coordinatore regionale e responsabile nazionale del dipartimento Sicurezza dell’Italia dei Valori – assistiamo quotidianamente a situazioni a dir poco incredibili e inumane. I suicidi e gli autolesionismi sono all’ordine del giorno sia per i detenuti che per le guardie carcerarie (vittime, spesso non citate, di condizioni di lavoro massacranti dal punto di vista fisico e psicologico), costretti entrambi, e loro malgrado, a condividere spazi angusti, inappropriati e assolutamente insalubri. Questo a causa di scarsi investimenti e ad un accentuato e reiterato disinteresse nei confronti di un settore così delicato”.

“Non bisogna dimenticare che il sistema democratico di un Paese si misura anche e soprattutto dalla qualità delle proprie carceri. Il motivo stesso dell’esistenza delle carceri è la necessità di un recupero dei soggetti che delinquono: oggi accade invece che la percentuale di reiterazione di reato è un dato in continuo aumento, anzi spesso avviene che l’esperienza carceraria determina un aggravio della propria condizione delinquenziale e questo anche a causa di una inopportuna ma ineludibile promiscuità tra detenuti in attesa di giudizio e coloro che invece sono già stati condannati”.

Un problema che secondo gli esponenti dell’Idv va affrontato alla radice, attraverso una presa di coscienza delle istituzioni al fine di ripristinare, così come previsto dalla carta Costituzionale, il senso stesso dell’esistenza delle Carceri, ponendo fine ad una situazione ormai insostenibile.

“Da ex preside – prosegue Nicolò Scialfa, capogruppo in regione Liguria di Italia dei Valori – ho avuto modo di collaborare in diverse occasioni con lo stimatissimo dottor Mazzeo, direttore del carcere di Marassi di Genova, dando vita a iniziative culturali finalizzate al recupero e il reintegro dei detenuti. Abbiamo organizzato spettacoli teatrali, permesso l’accesso all’istruzione primaria e secondaria, ma in questa condizione è difficile qualsiasi iniziativa. La popolazione carceraria di Marassi, ad oggi, è di circa 816 detenuti, contro una capienza di 456. Capirete che anche l’iniziativa più banale, il fare lezione, il garantire ai detenuti le cure mediche essenziali all’interno di quelle mura diventa un’impresa impossibile, una lotta quotidiana per trovare spazi adeguati e sicuri dove poter svolgere questo tipo di attività”.

“L’altro ieri ho appreso del suicidio di un altro detenuto, Rahamani Jalel, 29 anni di origini tunisine, un ragazzo che sarebbe tornato in libertà ad aprile ma che ha preferito impiccarsi. Credo che questo triste avvenimento sia emblematico e testimoni la deprivazione dell’uomo, la perdita di dignità, la bestialità e il disagio con cui questi soggetti debbono necessariamente confrontarsi – prosegue Scialfa – La soluzione non è l’indulto, l’abbiamo visto, bisogna intervenire in altro modo, attraverso una rivoluzione culturale al fine di riportare l’istituzione carceraria a strumento di recupero e non di imbestialimento dei soggetti che, per lavoro o per colpa, sono costretti a trascorrere le giornate al suo interno.”

“Dal punto di vista strettamente operativo – conclude Paladini – situazioni su cui intervenire nell’immediato sono innumerevoli. Servono soluzioni immediate per arginare la piaga della tossicodipendenza diffusa tra i detenuti, per alleviare il duro lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria, costretti ad operare quotidianamente sotto organico, con gravi rischi per la sicurezza loro e dei detenuti, ed occorre razionalizzare l’intero sistema carcerario affinché carceri di recente costruzione siano rese realmente operative dal punto di vista della sicurezza e del recupero sociale dei detenuti”.