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Cronaca

Carcere, dall’esempio di Pontedecimo i Radicali presentano ddl per socializzazione tra detenuti e il proprio cane

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“Fino ad ora la possibilità per un detenuto di poter incontrare il proprio cane era lasciata all’iniziativa di qualche direttore di istituto particolarmente illuminato. E’ successo recentemente a Verona e a Genova Pontedecimo, dove due detenuti hanno potuto incontrare il loro animale; noi vogliamo che questa possibilità venga estesa su tutto il territorio nazionale”.

E’ la dichiarazione congiunta dei senatori radicali Donatella Poretti e Marco Perduca e di Alessandro Rosasco, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani che annunciano la presentazione di un ddl per permettere la socializzazione tra i detenuti e il proprio cane.

“Sappiamo che nella scala delle priorità di quello che serve in un carcere questa non è in cima alle lista in istituti dove ormai manca tutto – si legge nella nota dei radicali – Se non altro però questa sarebbe una piccola rivoluzione a costo zero che può aiutare alcuni detenuti a vivere meglio una pena che si trasforma spesso in tortura. Non solo, questa possibilità ha un enorme valore zooantropologico che punta a prevenire quello stato di malessere che si crea nel cane quando il legame uomo-animale viene bruscamente spezzato come nel caso di un arresto”.

Quando al cane viene a mancare una persona della famiglia cui faceva riferimento, entra inevitabilmente in uno stato di smarrimento, di perdita di sicurezza e di sofferenza che può anche peggiorare il suo carattere e le sue risposte agli stimoli esterni. La presenza di altri esseri umani a lui familiari non riesce del tutto a sopperire alla mancanza del “capo branco” e al conseguente disorientamento dell’animale.

Per un detenuto invece occuparsi di un cane serve a far emergere il senso di responsabilità: si hanno dei doveri, bisogna darsi da fare, lui dipende da noi. Anche questo è un buon lubrificante sul senso del dovere, sul piacere di prendersi cura di un altro, sulla soddisfazione di sentirsi importanti, almeno per qualcuno.

Se queste, e altre ancora, sono le dinamiche che entrano in gioco in un positivo rapporto uomo – cane, è consequenziale argomentare come gli effetti benefici di questa relazione si amplifichino all’interno dell’istituzione carceraria, dove la situazione di durezza esistenziale non può che ricadere pesantemente sul detenuto, mentre tutti i suoi bisogni relazionali, affettivi, emotivi cercano risposte che risultano sempre inadeguate a contenere tutta la sofferenza.

Il disegno di legge lascia ai direttori degli istituti la possibilità di organizzare come credono questa opportunità in modo da facilitarne l’adozione senza porre vincoli se non quello di trasformare il tutto in una iniziativa saltuaria che vanificherebbe gli effetti benefici. Inoltre bisognerà dimostrare di essere i reali tutori dell’animale tramite l’attestazione di iscrizione del cane all’anagrafe canina.

Ci si continua a dire che in campo carcerario non si può fare nulla perché mancano fondi, quello che noi proponiamo con questo disegno di legge non comporta l’esborso di un solo euro e per questo ci auguriamo che anche altri parlamentari vogliano fare loro questa battaglia di civiltà anche grazie alla sensibilità emergente, anche nel Governo, della necessità di un rapporto nuovo tra uomo e animale”.