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Alluvione Liguria, Grammatico (Legambiente): “Non solo cambiamento climatico e cementificazione”

Santo Grammatico

Genova. Un anno dopo l’alluvione che ha funestato il ponente ligure, la cronaca obbliga a raccontare nuovamente un’alluvione, questa volta nel levante ligure. E mentre i la percezione dei danni aumenta, e purtroppo sembra aumentare anche il numero delle vittime, abbiamo fatto il punto sul nostro territorio con Santo Grammatico, Coordinatore Generale Legambiente Liguria.

“Quello di Sestri Ponente e quello dello spezzino sono due drammi che hanno colpito la nostra regione, in questo momento il pensiero e la solidarietà non può che andare alle vittima, come accade l’anno passato per l’unica vittima di Sestri Ponente”.

Spiegare perché, nuovamente in ottobre, accadano questi eventi significa innanzitutto valutare aspetti che vanno oltre le responsabilità contingenti: “L’aumento della quantità di acqua caduta in questi giorni dipende dal cambiamento climatico e però ha degli effetti soprattutto in zone che hanno conformazioni orografiche come quelle che ha la Liguria, con le zone montuose che rendono le piogge ancora più intense”.

Se questa è una questione globale, ci sono poi questioni storiche: “La storia di Genova tra gli anni Cinquanta e Sessanta è stata una storia di forte cementificazione, oggi si subisce un’eredità di corsi d’acqua edificati, appesantimento del territorio, spesso i torrenti sono costretti a scorrere sotto gli edifici oppure in corsi artificializzati, è questo il motivo per cui quando esondano lo fanno con più impeto e velocità”.

Se queste sono notazioni generali che vanno oltre la possibilità di intervento, altre invece hanno a che fare con una politica che è il contrario di quella finalizzata alla cura del territorio: “A Sestri sono stati fatti interventi anche velocementente, ma finiti i soldi in molti casi non sono stati completati – dice Grammatico – opere fatte a metà, ma non per cattiva volontà”.

Quello su cui Grammatico punta l’indice è sulla mancanza di un piano urbanistico che potremmo definire “ordinario” che sia in grado di mettere in sicurezza persone e territori. “A Genova ci sono 100 mila persone che sono a rischio alluvione, non posisamo pensare a un esodo, però intanto tutti devono sapere e bisogna cominciare a fare molta più informazione su questo rischio”.

Inoltre, ammonisce Grammatico, è importare impedire “l’ulteriore cementificazione, Genova non è una città che sta crescendo dal punto di vista della popolazione, perché mai dovrebbero servire nuovi edifici? Se si vuole dare fiato all’edilizia lo si può fare riconvertendo ciò che esiste in edifici sostenibili dal punto di vista ambientale”.