Quantcast

Al via il Festival della Scienza, Arata: “C’è una voglia terribile di intelligenza”

Genova. Si alza il sipario sulla nona edizione del Festival della Scienza, quest’anno all’insegna di “150 anni e oltre”, in un connubbio tra scienza, storia e tradizione, e caratterizzato da un inedito duetto con gli Stati Uniti.

“Facciamo l’Unità di Italia con la scienza – ha spiegato il presidente Manuela Arata, alla cerimonia di apertura della nona edizione – abbiamo anche gli Stati Uniti come ospiti, il MIT di Boston compie 150 anni e quindi abbiamo anche gli ospiti americani”. Stasera l’inaugurazione “con il botto” con il concerto di Beppe Gambetta e Mike Marshal che ripercorranno il viaggio di Garibaldi da sud a nord e rappresenteranno la traversata atlantica, rispolverando, tra le altre, la chitarra arpa genovese. “Stasera, gratis, ci sarà una sorpresa meravigliosa”. Nonostante il periodo di grande crisi, il Festival, fiore all’occhiello del capoluogo ligure, miete successo e si rinnova ogni anno, perché ha concluso Arata “c’è una voglia tremenda di intelligenza”.

“E’ difficile metterlo insieme ma ci siamo riusciti – ha aggiunto Vittorio Bo, direttore del Festival – ma grazie alla ricerca, agli scienziati, e alle società, il Festival della Scienza è in un momento di grande comunicazione a un pubblico che è interessato a capire di più come viviamo, qual’è il motivo per cui usiamo le tecnologie e quali scelte utilizziamo nei vari settori, dall’etica alla politica”.

Da oggi al 9 novembre Genova ospiterà una kermesse che propone più di 350 eventi, tra conferenze, mostre, laboratori ed eventi speciali.

“Da segnalare la ricerca dell’Italia fuori dall’Italia – ha sottolineato Bo – un laboratorio, ma soprattutto una ricerca su cosa rappresenta l’Italia in termini di persone che fanno ricerca e innovazione e costruiscono il domani. Proprio per questo siamo andati con Carlo Ratti, un geniale italiano che lavora all’MIT a stanare una cinquantina di questi italiani e li abbiamo portati a Genova, attraverso interviste o fisicamente. E’ questo uno dei modi con cui intendiamo offrire al pubblico una visione non solo di speranza ma anche di concretezza: siamo stati un popolo di migranti e sembra oggi che non accettiamo la migrazione intellettuale, quella più ricca, che ci fa vedere un domani migliore”.