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Addio ora legale, torna quella solare: lancette indietro di un’ora

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Addio ora legale, torna nella notte l’ora solare: esattamente alle 3, infatti, bisognerà spostare le lancette degli orologi un’ora indietro. L’ora legale tornerà il 25 marzo 2012. Durante il periodo di ora legale, iniziato il 26 marzo 2011, grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia, sottolinea Terna in un comunicato, ha risparmiato complessivamente circa 647 milioni di kilowattora (644,4 milioni di kWh il minor consumo del 2010), un valore pari al consumo medio annuo di elettricità di oltre 215.000 famiglie.

Nei mesi di aprile e ottobre si è registrato, come di consueto, il maggior risparmio di energia elettrica. Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più ‘corte’ in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo. Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi come luglio e agosto, invece, poiché le giornate sono già più lunghe rispetto ad aprile, l’effetto ”ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità. In termini di costi, l’Italia ha risparmiato con l’ora legale circa 91 milioni di euro, considerando che per il cliente finale 1 kilowattora è costato, nel periodo in esame, in media circa 14,06 centesimi di euro al netto delle imposte.

Nel 2010 il risparmio è stato pari ad oltre 85 milioni di euro poiché il costo medio di 1 kilowattora era di 13,4 centesimi di euro. Dal 2004 al 2011 il risparmio complessivo del Paese è stato di circa 5 miliardi di kilowattora, pari ad un valore di circa 700 milioni di euro. Per il Codacons, però, “è troppo comodo limitarsi a calcolare i soli benefici, dimenticandosi del tutto dei costi e degli svantaggi del cambio dell’ora, a cominciare dal problema di dover risincronizzare il ciclo del sonno. Gli italiani, infatti, spendono ogni anno un capitale in farmaci per dormire, e il cambio dell’ora acuisce il problema”. “Vi è, quindi, sia un costo diretto legato alla vendita di prodotti farmaceutici, sia – prosegue – un costo indiretto legato alla sonnolenza e alla riduzione di produttività che si registra nella prima settimana lavorativa successiva al cambio.

Per non parlare del costo economico legato alla sistemazione dell’orario: aggiornamenti sistemi informatici, orari dei treni, termostati temporizzati, Dvd, agende elettroniche, radiosveglie, orologi nelle auto, problemi nelle transazioni finanziarie”. Il Codacons, dal 2008, “chiede che si cambi la Direttiva 2000/84/CE e si elimini definitivamente l’ora solare. Se l’Europa non vuole farlo, che l’Italia faccia una scelta autonoma rispetto agli altri Paesi dell’Ue”.