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A Sestri Levante la 61^Giornata Anmil, Rossetti: “Numeri ancora drammatici”

Sestri Levante. Ogni giorno muoiono sul lavoro 3 persone e si verificano in media 2 mila incidenti. Nel 2010 gli incidenti sono stati 775.374, 7500 i morti negli ultimi cinque anni e 5 mila le malattie professionali accertate.

L’ultimo caso, in ordine di tempo, è accaduto nel genovese, poco più di una settimana fa: un giovane giardiniere di 31 anni, residente a Cogoleto ha perso la vita mentre tagliava alcuni rami a qualche metro di altezza a Pegli. La fila dei decessi sul luogo di lavoro, le cosiddette morti bianche, nonostante una curva nazionale in lieve discesa per quanto riguarda il 2010, è sempre troppo lunga. “Un fenomeno sempre inaccettabile – ha detto oggi il presidente Giorgio Napolitano in occasione della 61° Giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro – La loro significativa riduzione nel 2010 deve essere considerata non un traguardo, ma una tappa del percorso volto ad assicurare la piena osservanza di tutte le norme a garanzia della salute e dell’integrità fisica dei lavoratori”.

In Liguria è stata scelta Sestri Levante per celebrare l’iniziativa promossa dall’Anmil sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con i Patrocini del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

“E’ un Comune che da tempo ha una significativa collaborazione con l’associazione- spiega l’assessore regionale alla Formazione, Pippo Rossetti presente alla ricorrenza – l’amministrazione ha messo gratuitamente a disposizione dell’Anmil un locale in cui fare assistenza e informazione. Inoltre – sottolinea Rossetti – a Sestri Levante è presente un monumento per i caduti e gli invalidi del mondo del lavoro, al contrario del capoluogo ligure, dove se ne riscontra l’assenza”. Anmil ha poi le sue radici tra i minatori di Nè, comune dove si contarono i primi casi di malattie professionali, e dove nacque “la capacità di dare il via a un impegno costante sui temi pregnanti che caratterizzano l’associazione: possibilità di tutelare la sicurezza, il risarcimento degli infortuni, le prestazioni economiche e sanitarie e non ultimo l’assistenza”.

Secondo l’assessore oggi dichiarato socio onorario dell’associazione, “c’è molto da fare in termini di prevenzione, reinserimento invalidi, e formazione, senza dimenticare l’assistenza e la tutela di vedove e orfani”. La Regione affianca “la piena collaborazione tra i soggetti deputati ai temi della sicurezza sul lavoro, dall’Inail, alle Asl, passando per la Provincia e le aziende”. In questo senso, da Genova e soprattutto dal Tigullio, dove molte aziende inseriscono lavoratori invalidi pur non soggette ad obbligo, arrivano dati positivi.

Ma se sul territorio si riscontra un tessuto sensibile, la strada in materia di sicurezza sul lavoro non è in discesa: oltre alla riduzione dei fondi per sanità, trasporto pubblico, e assistenza, che di fatto “renderà gli invalidi più vulnerabili”, i campanelli d’allarme arrivano anche da altre direzioni. “Le proiezioni nazionali su morti bianche e infortuni, date dall’Inail, parlano di numeri ancora drammatici – dice Rossetti – ma non tengono conto né della cantieristica, della marineria, dell’esercito e neppure del lavoro nero”. I lavoratori non in regola, infatti, difficilmente denunciano incidenti, “inoltre la situazione di crisi aumenta la naturale spinta verso il sommerso, con una conseguente riduzione delle tutele sui luoghi di lavoro” commenta Rossetti.

C’è anche spazio per un “paradosso”: lo Stato preleva parte del carico fiscale delle aziende per l’inserimento e la riqualificazione degli invalidi nel mondo del lavoro, “ma non li trasferisce alle Regioni, e i fondi, come all’art.4 della legge 68/99, restano di fatto bloccati. Così – conclude – le macchie sul sistema restano”.