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Sulla Terra più di 3 mila culture: una ricchezza da tutelare

Si calcola che sul pianeta Terra convivano oltre 3.300 culture diverse: una varietà e una ricchezza da tutelare come patrimonio di tutti, “perché ogni cultura estinta rappresenta una perdita per l’umanità intera”. Così l’antropologo Luigi Maria Lombardi Satriani commenta l’allarme lanciato dall’Onu per il rischio estinzione che riguarda 35 tribù colombiane, a causa di sfratti, rapimenti, massacri, mine anti-uomo e reclutamenti forzati di giovani nei gruppi armati.

Allo slogan dell’Onu “Se loro scompariranno, se ne andrà anche una parte di te”, Satriani risponde con il verso del sermone di John Donne reso celebre da Hemingway: “Non chiedere per chi suona la campana. Essa suona per te”. Come a dire: tutto ci riguarda direttamente. “Ogni tribù – spiega l’antropologo – ha sviluppato nel tempo una specifica cultura in cui si dà risposta ai bisogni fondamentali dell’umanità, mescolando cultura materiale e immateriale.

Il rischio che si corre quando una di queste si estingue è quello dell’impoverimento, perché si perde sempre qualcosa quando si perde una tribù e, con lei, l’impegno culturale che gli uomini hanno messo in campo nel corso della loro esistenza”.

Secondo l’antropologo, “quanto più è piccola una tribù, tanto più è a rischio, ma le culture minoritarie contribuiscono allo stesso modo all’articolazione dell’umanità in sentimenti ed etnie. Una varietà culturale della quale la globalizzazione rischia di far tabula rasa. Per questo – aggiunge – non solo sottoscrivo l’appello dell’Onu, ma spero che tutti si sentano coinvolti nella tutela di ogni cultura, sia essa vicina o lontana, composta da miloni di individui o da poche decine. Non è il numero il parametro della validità”.

Fra le tribù colombiane in maggior pericolo d’estinzione, i Nukak, cacciatori e raccoglitori nomadi che vivono in piccoli gruppi tra i fiumi Guaviare e Inirida, nelle parti più fitte della foresta nella Colombia sud Orientale. I Nukak hanno evitato ogni contatto con la civiltà fino al 1998, ma poi l’invasione del loro territorio da parte di coltivatori di coca e disboscatori ha scatenato una vera e propria strage fatta di malattie importate e devastanti per la popolazione indigena. Molti fuggirono riversandosi nelle città dove ora versano in condizioni drammatiche, tra malattie e depressione.

Anche i Wipiwi, gli Amorùa e i Wachina soffrono a causa del conflitto che insanguina la Colombia: le forze armate dei guerriglieri di sinistra (Farc), dei paramilitari di destra (Auc) e dell’esercito colombiano combattono per il controllo della coca, materia prima della cocaina. Stessa storia per gli Arhuac, conosciuti anche come Ika, una tribù di circa 20mila individui che coltiva l’aspetto spirituale sopra ogni altra cosa. Indossano un cappello bianco a forma conica che rappresenta i picchi innevati della Sierra, il loro territorio. Ma anche in questo caso, le terre che abitano sonon state invase dai coloni per la coltivazione di marijuana e cocaina, diventanto terreno di scontro.