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Economia

Standard and Poor’s taglia rating di Genova e Liguria, Rossetti: “Federalismo mezza bufala”

Regione. Da Standard and Poor’s una sonora bocciatura per la Regione Liguria, declassata, insieme alla città di Genova e ad altri dieci enti locali, da A+ ad A, con un outlook negativo. Una bastonata certificata dall’agenzia internazionale di valutazione dell’affidabilità creditizia che arriva dopo il taglio del giudizio sul debito sovrano della scorsa settimana. “Il federalismo fiscale si è rivelato una mezza bufala – amplia il discorso l’assessore regionale al bilancio, Pippo Rossetti, commentando la sforbiciata – Ci voglio fare applicare tasse senza farci arrivare trasferimenti. Abbiamo difficoltà non a gestire il nostro debito, ma sostenere il territorio su opere pubbliche e investimenti, quindi lo sviluppo dell’economia territoriale”.

“La ricaduta su di noi discende direttamente dai mancati trasferimenti dallo Stato – prosegue l’assessore – Non potendo battere cassa né imporre tasse, dobbiamo drasticamente ridurre l’erogazione delle risorse: ai Comuni per i servizi sociali, a Trenitalia per i trasporti, alle aziende di trasporto per gli autobus; tutto ciò che è un servizio per i liguri dal prossimo gennaio non può essere garantito con la nostra compartecipazione”.

“Perché non è stata inserita la patrimoniale vincolata agli investimenti? Perché non è stata fatta la manovra qualche anno fa per far emergere l’evasione fiscale? – continua il ragionamento di Rossetti – C’è una proposta della Svizzera di tassare i capitali che gli italiani hanno nascosto nel loro Paese, eppure il ministro Tremonti non riceve i rappresentanti del governo elvetico
e poi noi dobbiamo dire ai nostri cittadini che dobbiamo ridurre i servizi: tutto questo è inaccettabile”.

Secondo l’assessore ligure, il downgrade praticato dall’agenzia di rating non sarebbe totalmente negativo. “Ci viene comunque riconosciuta una buona gestione del debito – spiega – Non è una valutazione negativa del bilancio regionale di per sé. La Regione Liguria è dentro alla spesa pubblica e alle difficoltà a ripartire nello sviluppo, quindi si riducono tutti i rating degli enti che sono sotto il bilancio nazionale. Sono invece più fortemente preoccupato dell’andamento generale dell’enonomia del Paese. Non ci sono riforme, né nell’entrate né nelle uscite, lo dicono non solo le Regioni a statuta ordinario come la nostra, ma anche Province e Comuni, lo dice Emma Marcegaglia e altri che non possono essere tacciati di disfattismo”.

“La sfiducia dei mercati deriva da una sfiducia della politica – conclude Rossetti – Standard and Poor’s lancia un segnale negativo, come aveva lanciato prima della catastrofe greca”.