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Cronaca

Sestri P., sciopero Fincantieri: “Rischiamo la chiusura del cantiere”

Sestri Ponente. Si è conclusa la mobilitazione dei lavoratori Fincantieri che, dopo aver percorso in corteo il centro di Sestri Ponente, hanno raggiunto la rotatoria all’uscita del casello autostradale di Genova Aeroporto, bloccando il traffico per alcune ore. Il tutto con lo scopo di continuare a lottare per ottenere risposte concrete dall’azienda e dal Governo, ma anche per sensibilizzare le autorità locali, la popolazione e i commercianti.

“Il Governo si era impegnato a riconvocarci e non ci riconvoca, l’azienda aveva ha accettato il ritiro del piano industriale, ma nei fatti, in silenzio, lo sta concretizzando. Dice che a Monfalcone ci sono 300 esuberi, ad Ancona 180. Di noi non dice niente, ma fa capire che non c’è futuro per Sestri. I cassintegrati aumentano, nei magazzini non c’è più nessun chilo di ferro o pezzo di lamiera, non arrivano le commesse, quindi solo un cieco può non vedere che l’azienda non ha intenzione di fare nulla per il rilancio – spiega Bruno Manganaro, Fiom Genova – questa è la prima iniziativa e se nei prossimi giorni non avremo risposte andremo avanti. Vogliamo coinvolgere le istituzioni, quindi non escludiamo di andare nei consigli comunale, regionale e provinciale per dire che questo schiaffo non è solo verso i lavoratori, ma anche nei confronti della città, perché chiudere il cantiere vuol dire anche mettere in ginocchio l’economia. L’altra volta siamo riusciti tutti insieme a rigettare il piano e ora dobbiamo rimetterci in gioco. La cantieristica è in crisi e la cosa assurda è che il proprietario, che è il Governo, rimanga in silenzio e non faccia nulla”.

Le risposte non arrivo e la paura dei lavoratori è tanta. “L’ultima commessa finirà a marzo del 2012, poi non esiste niente all’orizzonte – esordisce Giulio Troccoli, Rsu Fiom Cgil – la Fincantieri, pur avendo accantonato il vecchio piano industriale, che prevedeva la chiusura del cantiere di Sestri Ponente, fa capire che non si arriverebbe alla chiusura tecnica, ma a quella pratica sì. In fabbrica, infatti, rimarrebbero solo quelle poche persone per mantenere gli impianti, ma gli altri entrerebbero tutti in cassa integrazione”.

“Noi abbiamo la controproposta fondamentale – continua Troccoli – siamo in grado di fare qualsiasi tipo di nave, perché non ci sono quelle da crociera, ma anche imbarcazioni dall’alto contenuto tecnologico. Noi l’abbiamo sempre fatte e bisogna che la Fincantieri e il Governo si impegnino anche su questo tipo di mercato”.

Un situazione davvero difficile quella del cantiere di Sestri Ponente, che nel corso degli anni ha visto già ridimensionato di molto il numero degli addetti ai lavori, destinato a calare ancora. “Da circa 1000 lavoratori fissi, fra operai e impiegati, oggi siamo scesi a 750 – conclude il delegato Rsu Fiom – Inoltre hanno perso il lavoro più di mille persone degli appalti. Il problema, infatti, non riguarda solo i dipendenti dell’azienda, ma anche di tutto l’indotto. Per non parlare di tanti stranieri che, insieme al lavoro, perderebbero anche il diritto di soggiorno, diventano da operai a clandestini”.

Insomma, la lotta dei lavoratori continua perché la battaglia non può essere persa. “L’ultima volta eravamo scesi in piazza per il ritiro del piano industriale, che prevedeva la chiusura del Cantiere di Sestri Ponente, e abbiamo raggiunto il risultato. Poi c’è stata la firma dell’accordo di programma ribaltamento a mare – spiega Giacomo Bottaro, Rsu Uil – Ora sono passati tre mesi e la situazione non è chiarita, anzi si è aggravata. Ci avviciniamo alla fine della costruzione dell’ultima nave e dopo di quello il cantiere non sarà chiuso dal punto di vista tecnico, ma pratico, perché non ci sarà più lavoro. Noi per quella data vorremmo costruire un percorso per avere una prospettiva futura. Chiediamo e pretendiamo di sapere quale sarà il nostro ruolo e vogliamo dati concreti su frasi per adesso vuote di significato”.