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Economia

Ricerca Confartigianato, Costi: “La Liguria sconta ritardi infrastrutturali e nelle liberalizzazioni”

Genova. Un’analisi della Confartigianato ha stimato quanto sia difficile fare impresa in Liguria. L’indice di qualità della vita di impresa mette la Liguria sul piano del Molise e della Basilicata, seguita solo da Puglia, Sicilia, Campania e Abruzzo.

Insomma una condizione generale che, dal punto di vista economico, fa della Liguria una Regione del sud. Sono diversi i parametri tenuti in considerazione in questo studio: pressione fiscale, peso della burocrazia, disoccupazione. Diamo qualche dato: a Genova: reddito pro-capite sopra il 27 mila euro annuali, al 40esimo posto tra le prime 50 province italiana. Se i dati della fiscalità ligure sono in linea con la media nazionale, si attesta però al di sopra della media la spesa delle imprese pubbliche degli enti locali che, in Liguria ha raggiunto nel 2009 il 9,5% del Pil: un valore quasi triplicato rispetto al 3,4% registrato nel 1999 e doppio rispetto alla media italiana (4,6%).

“Questo è un dato significativo che determina quanto sia esiguo lo spazio lasciato al mercato – ci dice Luca Costi segretario Confartigianato Liguria –, si parla di liberalizzazioni in molti campi, ma su molti settori in cui la concorrenza potrebbe determinare l’erogazione di servizi migliori la Liguria stenta ad aprirsi”. Costi fa un esempio fra tanti, quello del trasporto pubblico: “La Liguria è una delle poche regioni in cui non si parla di privatizzazione del servizio pubblico, per esempio per le zone collinari di Genova”.

I temi su cui insiste Confartigianato sono noti: “Quello che chiedono le imprese in Liguria è più facilità d’accesso al credito e sburocratizzazione, eppure la manovra finanziaria non si occupa di queste tematiche.

Ma come si spiega questo ritardo della Liguria? “La Liguria sconta ritardo infrastrutturale e poi è una regione vecchia. Non ha saputo affrontare fino in fondo il passaggio da industria ai servizi, c’è difficoltà di movimento, ma anche di aree dove si possa investire” concludendo poi “Bisogna privilegiare attività produttive invece degli insediamenti produttivi”.