Quantcast

Pepi Morgia, l’addio di Genova in una San Benedetto gremita

Genova. A salutarlo c’erano tutti: amici, parenti e anche chi in vita non l’aveva mai conosciuto. La piccola chiesa di San Benedetto al porto, a Genova, stamane era gremita: centinaia di persone si sono riunite per dare l’ultimo saluto a Pepi Morgia, il regista e light designer morto ieri all’età di 61 anni. Commozione, volti scuri, sguardi increduli, ma anche un’atmosfera di festa, “perché era questo che avrebbe voluto Pepi”, hanno ripetuto in tanti.

Irene Fargo, Vittorio De Scalzi dei New Trolls, Sabino Cesare, Dori Ghezzi, Andy dei Bluvertigo, e tanti amici sono accorsi per portare il proprio saluto all’amico e riscoprirsi vicini nel momento del dolore. Un’atmosfera di commozione intensa, che si è sciolta in un “Padre nostro”, durante il quale centinaia di persone hanno pregato insieme, tenendosi per mano di fronte alla bara su cui qualcuno aveva scelto di posare il cappellino di Corto Maltese e la bandiera del principato di Seborga.

E poi Don Gallo, che ha tenuto un’omelia carica di gioia e amore per la vita, come solo lui sa fare: “Se c’è una persona che aveva scoperto l’amore quello era proprio lui – ha detto il “prete di strada” – ha diretto grandi spettacoli, ma nessuno sapeva che fosse lui a dirigere i fili perché lo faceva per puro amore, verso l’arte e verso gli altri. Non aveva bisogno di frastuoni, pubblicità, autoreferenzialità: questo l’ha portato ad arrivare lucidissimo alla morte umana”.

Don Gallo ha ricordato che pochi giorni fa Pepi Morgia lo aveva mandato a chiamare, consapevole che la malattia lo stesse uccidendo e gli aveva chiesto di sposarlo: “Non abbiamo celebrato un matrimonio – ha detto don Gallo – ma l’amore perché Pepi Morgia era l’amore. E sono sicuro che dopo aver chiarito qualcosina col Padreterno, Dio lo assumerà come regista delle sue luci. Ricordiamocelo quando vedremo un tramonto particolarmente bello, o un’alba con i suoi meravigliosi colori. Diremo che finalmente in cielo c’è un regista come Dio comanda”.

In tanti l’hanno ricordato dall’altare, dove Don Gallo ha invitato il “pubblico” ad intervenire per ricordare l’amico. “Fino all’ultimo secondo era propositivo, pensava già al suo ritorno a casa”, ha detto Francesco Baccini, “si immaginava il ritorno a Sanremo, e io ero lì che dovevo fare finta di niente, perché invece sapevo cosa gli sarebbe successo”.

E poi c’era Alberto Fortis, che a ha chiuso la cerimonia cantando una commovente “Settembre”, “perchè Pepi era nato a settembre, ed ha scelto proprio questo mese per andarsene”.

Tra le decine di corone di fiori che sono state collocate in chiesa c’erano anche quelle di Claudio Baglioni e Renato Zero, che hanno scelto fiori bianchi,  in omaggio al colore più amato da Pepi. La salma è stata poi trasferita al cimitero monumentale di Staglieno e cremata. Le sue ceneri saranno prese in consegna dal figlio.

vedova di Fabrizio De André