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Economia

Patto di stabilità regionale, Rossetti: “Tempo sino a fine ottobre per confronto su emendamenti”

Regione. Non solo mobilitazione contro gli effetti della manovra del governo, ma anche braccio di ferro con l’assessorato regionale al bilancio per ricalibrare il patto di stabilità cosiddetto orizzontale, ossia tra Comuni e l’ente di via Fieschi.

Una cinquantina di amministratori dei Comuni liguri si sono dati appuntamento questo pomeriggio a Palazzo Ducale, a Genova, per poi sfilare per le strade in fascia tricolore. Mentre una delegazione di primi cittadini coordinati dall’Anci, insieme ai presidenti provinciali di Genova e Savona, Repetto e Vaccarezza, ha fatto il punto con l’assessore Pippo Rossetti.

Dal canto suo, Rossetti ha invitato il Comitato Autonomie Locali “a smetterla di parlare a mezzo stampa e, piuttosto, convocare una nuova riunione dove discutere le modifiche e condividere la norma del patto di stabilità regionale”. L’assessore ha anche chiarito di non voler ritirare la delibera approvata a luglio, ma ha mostrato apertura all’emendamento. I rappresentanti di Comuni e Province hanno acconsentito a demandare la discussione sull’argomento.

“Il confronto si colloca nella dialettica tra Comuni e Province presi dallo stretto dei tagli e necessità di rispettare il patto di stabilità e tra enti e Regione, anch’essa, come le altre Regioni a statuto ordinario, stritolata dai tagli di Tremonti – commenta l’assessore a margine dell’incontro con il Cal – Noi come Regione non possiamo mettere olio negli ingranaggi degli enti come facevamo anni fa. Mi pare ci sia tempo sino alla fine di ottobre per definire il processo di solidarietà che deve essere sia verticale che orizzontale”.

Il patto Regione-Comuni individuerebbe opere strategiche per il territorio e per realizzarle userebbe le risorse inutilizzate degli enti, che verrebbero spalmate tra tutti i Comuni liguri con più di 5000 abitanti e le quattro Province. “Si parla di 58 Comuni e 4 Province – prosegue l’assessore – Se oggi non troviamo la quadra, avremo modo di capire nei prossimi giorni come operare. Qui si tratta di aiutare Comuni e Province. Il federalismo non ricade sulla Regione, che non ha monete da battere né tasse da applicare. Quindi vedremo come i milioni dei Comuni che non spendono possano essere messi a servizio di quelli che rischiano di sforare il patto”.

“Non mi risulta che le Province abbiano crediti nei confronti della Regione tali da parlare di inadempienze nei trasferimenti – aggiunge Rossetti – Sulla formazione professionale la Provincia di Genova è in ritardo, ma la Regione no. La Regione Liguria perde 13 milioni di euro al mese di trasferimenti di cassa: abbiamo grossi problemi in questo senso; tanto è vero che abbiamo aperto un mutuo, da tempo autorizzato, che andremo ad utilizzare via via che andremo sotto di cassa”. “Ripetendo – conclude – non vorrei che Province e Comuni identificassero nella Regione l’ente dispensatore di risorse che il governo ha già tolto”.

“Il patto di stabilità è un meccanismo che i sindaci devono applicare sul proprio bilancio e di conseguenza questo si riversa sui servizi ai cittadini. Fino a quando non si faranno norme corrette e sostenibili, i Comuni non potranno gestire correttamente i servizi alla cittadinanza” ha osservato il segretario di Anci Liguria, Pierluigi Vinai. Il faccia a faccia tra autonomie locali e amministrazione regionale è stato infine rimandato ad un tavolo tecnico che analizzerà le modifiche da apportare alla delibera che configura il patto di stabilità regionale.