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Cronaca

Genova, Legambiente su Puc: “Bene il confronto, ma giudizio rimane critico”

Genova. Inizia oggi alla Loggia Banchi l’iniziativa voluta da Marta Vincenzi per far conoscere il Puc ai genovesi. Da questo pomeriggio infatti gli architetti del Comune saranno a disposizione per illustrare la pratica più importante e complessa di un’amministrazione. “Un lavoro importante da approfondire senza polemiche e con speranza” lo ha definito Marta Vincenzi su Twitter.

Ma le polemiche, neanche a dirlo, sono all’ordine del giorno. Dopo il botta e risposta tra il presidente della consulta dell’edilizia che ha proposto il rinvio della pratica tout court per non bloccare definitivamente lo sviluppo della città “elefante”, e la risposta tranchant della sindaco “non bloccheremo nulla, il problema non esiste”, oggi la tegola arriva da Legambiente che con un documento puntuale e accurato, analizza punto per punto il Puc, mettendo sotto la lente d’ingrandimento luci e ombre della pianificazione comunale.

“Va dato atto a questa amministrazione di un intenso lavoro di ascolto e confronto coi cittadini, le associazioni e più in generale il territorio – è il preambolo del documento firmato Legambiente – un elemento di forte discontinuità rispetto a precedenti amministrazioni, che, pur espresse dalla stessa attuale maggioranza si sono mosse seguendo una pratica progettuale e gestionale fortemente estranea al sentire comune dei cittadini e fortemente sbilanciata a favore delle lobbies finanza, mattone, porto che da sempre esprimono gli orientamenti politici dominanti in città”.

Ma nonostante ciò “il nostro giudizio sul lavoro qui presentato è fortemente critico”. “L’idea di città proposta – incalza Legambiente – e quella di assetto urbanistico, non rappresenta il piano nel suo aspetto unitario, non esiste al momento un piano giuridicamente valido sull’uso del suolo in cui ogni cittadino possa sapere quali sono le destinazioni delle aree, i loro perimetri”.

Un altro punto di contrarietà: “La città viene rappresentata intorno agli assi di attraversamento cioè intorno alle strade, non sulla struttura e il valore degli insediamenti esistenti”, e ancora “non è possibile che si consideri città compatta solo il centro storico cittadino e non gli altri numerosi insediamenti storici della nostra città”.

Quanto alla discontinuità di Marta Vincenzi che da sempre ha imposto il diktat “costruire sul costruito”, secondo l’analisi di Legambiente “nel momento in cui si afferma che la città è compatta e che dentro la città si costruisce sul costruito in effetti si costruisce sul vuoto”.

Il verde poi è “molto dichiarato” ma “Non previsto, nel piano. Le aree sono descritte come aree ‘di prevalente funzione pubblica, di riqualificazione e di previsione con cose nuove dentro – in generale edifici residenziali e commerciali”. Al recupero, cioè, “viene sostituita la diversa destinazione d’uso”.

“Non sono indicate le aree destinate ai cantieri della gronda, del terzo valico, tutte quelle aree di cantiere, le strade di accesso, di coinvogliamento dello smarino, che previste per oltre 15 anni impegneranno in tutta la sua durata temporale l’attuale progetto di Puc.
Parimenti non sono indicate le aree a servizio del ciclo dei rifiuti per supportare la raccolta differenziata, il porta a porta, il compostaggio”.

Un’altra stoccata è per il porto: “Non c’è alcuna indicazione da cui si possa evincere un intervento per incrementare la produttività del porto che non è concordata con l’Autorità portuale e non è nel piano. La stessa proposta del Bruco è sospesa nel vuoto non ci sono i parametri macroeconomici e quelli ambientali che ne giustifichino la costruzione a cominciare dal dato di 10 milioni di teu frutto di fantasia di marketing e non di una accurata considerazione dei flussi commerciali e sulle aree di concertazione con l’Autorità Portuale a cominciare dall’ipotesi del nuovo aeroporto a mare oltre la diga foranea, indicato nelle carte, non ci sono indicazioni normative”.

L’analisi di Legambiente non risparmia neppure la città metropolitana “da tutti auspicata e realizzabile conferendo maggiori poteri vincolanti ai municipi, in particolare sull’uso del suolo, ma non c’è alcuna individuazione di aree pubbliche municipio per municipio su cui gestire la politica sul territorio”.

“Non si sanno quali sono le destinazioni pubbliche o private del suolo e si lascia tutto nell’indeterminatezza, alla concertazione che ovviamente favorirà la rendita fondiaria – come da decenni in Italia – e i poteri forti a discapito dei singoli cittadini che non hanno ne la possibilità di sapere ne la forza politica ed economica per difendere i propri diritti e proprietà”.

“In definitiva si fa l’esatto opposto di quanto proposto in tutta Europa in cui nei piani si salvaguardano gli elementi identitari, i servizi pubblici, i beni storici e ambientali. Questo piano – conclude Legambiente – se approvato, contribuirà in maniera decisiva al soffocamento della città”.