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“Faccio la escort…”: anche Marta Vincenzi condanna la pubblicità anti-donne

Genova. “Sono Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile”. “Sono Eva, mi piacciono le mele e non cedo alle tentazioni”. Questi sono solo alcuni degli slogan di una campagna pubblicitaria di una nota casa di moda che, anche a Genova, sta riempiendo bus e strade, portandosi dietro un fiume di polemiche.

Sulla vicenda è intervenuta ieri anche la sindaco di Genova Marta Vincenzi, che ha parlato di “pubblicità offensiva e furba”: “Che i manifesti siano sbagliati e offensivi per le donne e per tutti i cittadini, è fuori di dubbio -ha spiegato il primo cittadino – Ma andrei anche oltre: è persino peggio l’insieme, il “setting” e la furbizia che trasuda da questa campagna. Sì, perché gli slogan puntano a dare un senso di libertà e a esprimere (quasi criticamente) un amaro cinismo su quello che sta succedendo intorno a noi; le immagini sono (tra virgolette) “belle”, non troppo osé e di un certo livello “artistico”. Se mi potessi esprimere liberamente, direi che quello che se l’è inventata è “… uno str… intelligente”.

Ciononostante la sindaco chiude sull’eventualità che il Comune possa provvedere a rimuovere i manifesti: “La campagna non è passata attraverso la normale affissione comunale (altrimenti, sarebbe stata quasi certamente rifiutata) ma è stata venduta sul circuito nazionale dalla IGP DECAUX, che a Genova è concessionaria di alcuni poster per affissione diretta nonché della pubblicità sugli autobus AMT.”

Ciononostante, fa sapere Vincenzi, due manifesti potrebbero essere in contrasto con “l’art 10 comma 2 del nuovo piano generale degli impianti nella parte in cui prevede tra l’altro che “il messaggio pubblicitario di qualsiasi natura, istituzionale, culturale, sociale e commerciale”, non deve ledere tra al’altro “con il comune buon gusto, deve garantire il rispetto della dignità umana e dell’integrità della persona, non deve comportare discriminazioni dirette o indirette né contenere alcun incitamento all’odio basato su sesso, razza o origine etnica, religione o convinzioni personali”.

“La concessionaria, contattata dai nostri uffici, ha fatto sapere che attende il verdetto del Giurì sull’autodisciplina pubblicitaria che è già stato investito della questione ed è pronta a togliere i manifesti se glielo chiediamo per iscritto. Gli uffici dicono che è probabile una richiesta di risarcimento danni. Stiamo valutando tutti questi elementi per decidere (e credo che andremo in questa direzione) di far togliere i manifesti in questione”.

Sui manifesti nei giorni scorsi si erano scagliati in tanti: “Fare politica e rinnegare una vita sessuale o fare la escort ed essere difficile non restituisce dignità alla donna, anzi continua a porla al centro dell’attenzione come un (s)oggetto su cui dare un giudizio”, spiega Emanuela Bonini, del Laboratorio di studi di genere dell’Università di Genova. “Uno dei problemi è quello di dare spazio e visibilità solo a ragazze carine, giovani e magrissime”, aggiunge Ostilia Mulas, Presidente di Arcigay Genova. “Si tratta di un’offerta continua di corpi femminili tutti uguali, che fanno calare un burka su chi tanto giovane non è più, o non è così magro”. Sul piede di guerra anche il comitato genovese Se Non Ora Quando che scrive a Genova24.it: “Ci chiamiamo Elisa Cristina Anna Emanuela, non abbiamo mai fatto le escort, per cui guadagnamo mediamente, per cui siamo facili. Ad incazzarci, davanti a manifesti vergognosi e demenziali”.

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