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Politica

Comunali, primarie a Genova, Prc: “Ecco perchè siamo contrari”

Genova. Da più di tre anni all’opposizione della Giunta Comunale guidata da Marta Vincenzi a Genova, il Prc ha comunicato oggi di essere contrario alle primarie in vista delle elezioni comunale che interesseranno il capoluogo ligure il prossimo anno. “E’ stata una scelta presa dal partito dopo una lunga consultazione, una scelta sofferta che ci ha anche causato problemi, defezioni di consiglieri, minore visibilità mediatica – fa sapere con un comunicato Roberto Pardini Segreteria PRC Genova. “Nonostante questo oggi siamo ancora, se possibile, maggiormente convinti di questa scelta, che ci ha permesso di stare nelle lotte e nelle rivendicazioni senza nasconderci. Allora, il sistema politico locale viveva in una fase in cui la recessione e la crisi, pur già presenti, non si erano ancora manifestati con la violenza odierna”.

“Non ci convincevano già allora le scelte della Giunta, non ci convincono oggi. Il problema è particolarmente evidente e drammatico nel momento in cui le politiche del Governo centrale e degli enti locali sono in gran parte eterodirette da parte delle istituzioni finanziarie internazionali. La BCE taglia per competere sui mercati globali, il governo taglia i fondi agli enti locali, questi ultimi riversano i tagli sui cittadini e sui lavoratori. Privatizzazioni, tagli ai servizi, alla scuola, alla sanità. Tutto sembra essere nell’ordine dell’acronimo TINA (There is no alternative, non ci sono alternative)”.

“Noi riteniamo, da comunisti che sognano e vogliono realizzare un cambio di sistema, che queste politiche vadano cambiate profondamente. Non si tratta solo di applicare quello che si definirebbe un buon senso riformista (far pagare i ceti abbienti e non le classi popolari), cosa che comunque il centro sinistra a Genova non ha fatto e si dovrebbe cominciare a fare, ma prospettare un futuro in cui vengano messi in discussione i parametri che oggi sono gli elementi cardine delle disparità sociali. Non pagare il debito pubblico, nazionalizzare gli istituti di credito e a livello locale rifiutare il patto di stabilità finanziaria convogliando risorse verso il lavoro, i precari e i servizi”.

“Questi ragionamenti ci sembrano, nei fatti, molto distanti dai ragionamenti non solo della Giunta Vincenzi, ma del PD, del centrosinistra in generale. Sappiamo che qualcuno pensa che il problema siano i singoli. L’idea che un nome nuovo, magari di sinistra, possa determinare un cambio radicale nelle politiche oramai decennali del centrosinistra ci appare per lo meno improbabile. L’unica cosa possibile per la sinistra all’interno dell’alleanza con il PD è mitigare politiche antipopolari, magari strappare qualche concessione di buon senso. Non abbiamo nulla contro questa politica, semplicemente ci appare incompatibile con le nostre aspirazioni e al momento riteniamo che ci introduca nuovamente in sistemi di governo fallimentari, che in passato abbiamo già provato subendone le conseguenze del caso e, cosa assolutamente prioritaria, non ricavando niente a favore di quei soggetti sociali di cui dovremo essere garanti”.

“Conosciamo anche il problema, tipico di Genova e della Liguria, della collocazione rispetto ad un sistema di potere codificato e stratificato negli anni. Questo potere, anche con metodi legali, determina scelte e collocazioni. Pensiamo che l’entusiasmo e magari la partecipazione che possono derivare da primarie possano scalfire questi poteri? Sulla base di quale ragionamento ideale si può pensare di condividere con questi poteri una parte di governo della città?”.

“Esistono comunque casi molti diversi. In assoluto non si può pensare a priori di rinunciare ad una pratica. Il nostro giudizio negativo sulle primarie a Genova è legato alla città, non è automaticamente trasferibile in ogni altro contesto”.

“Genova e il suo sistema di relazioni tra affari e politica a noi sembrano più vicini a città come Napoli. A Milano l’operazione di Giuliano Pisapia era diversa perché si inseriva in un contesto in cui la destra in tutte le sue forme era padrona della città. A Genova il potere è in altre mani, più democratiche e progressiste, ma comunque lontane anni luce dai problemi e dai bisogni dei cittadini, dei ceti meno abbienti”.

“Noi non ci chiuderemo in un angolo. Per noi la partecipazione e il contributo dei cittadini è una cosa troppo seria per essere relegato alla scelta di una figura leader. Il nostro programma sarà scritto e concertato con i cittadini, con i lavoratori e con i comitati. Con quello ci presenteremo di fronte al giudizio dei cittadini, dicendo che da ora in poi il programma politico che presenteremo sarà rispettato, non mediato da rapporti di forza che non ci permettono di realizzare nulla di ciò che chiediamo e che ci sembra indispensabile. Siamo disposti a ragionare con coloro che comprendono queste ragioni di fondo e sono interessati ad un vero cambiamento politico a Genova, senza preclusioni ideologiche. Ci confrontiamo sui programmi: no alle grandi opere, no alle privatizzazioni, misure per i lavoratori, per i precari, per il diritto alla casa, ripubblicizzazione dell’acqua, gestione compatibile dei rifiuti con l’ambiente. Coerentemente con l’impianto di una vera democrazia partecipata a ottobre e novembre continueremo un confronto con i cittadini, i comitati territoriali e le forze del sindacato per arrivare alla stesura definitiva di un progetto per un cambiamento sociale vero nella nostra città e nei nostri territori. Da qui si parte. L’entusiasmo sta nel tentativo di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini. Questo è il nostro compito e l’entusiasmo dei comunisti”.

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