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Economia

Cessione Ansaldo Sts, Rsu sul piede di guerra: “Urge incontro con i vertici”

Genova. “La data del 14 settembre 2011 sarà ricordata, in questo nostro sciagurato paese, come il giorno in cui la ‘follia industriale’ ha preso il sopravvento sulla razionalità, sulla lungimiranza e sulla prospettiva”. Il grido d’allarme arriva dalla Rsu Ansaldo Sts di Genova, Napoli, Potenza, Torino che con un comunicato unitario rende nota una forte preoccupazione.

“La notizia secondo la quale Finmeccanica si è “liberata” in un sol colpo di Ansaldo STS e di Ansaldo/Breda, vendendo il tutto all’americana General Electric – scrive la Rsu – ha provocato ‘una gravissima ondata speculativa con il titolo ASTS schizzato alle stelle e sospeso più volte per eccesso di rialzo’.

Il successivo comunicato della holding che non smentiva quanto riportato da agenzie e giornali, ha colpevolmente alimentato quanto stava accadendo, disorientando ancora di più i tanti Lavoratori delle due aziende che già avevano subito la beffa del comunicato stampa di Orsi (amministratore delegato di Finmeccanica) di qualche giorno fa.

Se quanto riportato dovesse rispondere a verità, non capiremmo e non condivideremmo l’assurda scelta fatta dall’azionista di vanificare il percorso condiviso da lavoratori e parti sociali che hanno determinato una realtà industriale diventata, con lacrime e sangue versate da tanti Lavoratori (vedi ricorso a casse integrazioni di un passato recente), una dei maggiori leader mondiali del settore.

Non potremmo mai avallare, visto il grande indebitamento di Finmeccanica, operazioni tese a “fare cassa” mettendo in discussione per l’ennesima volta lavoro e lavoratori. Ci sembra ‘pura follia’ privare, il già tanto massacrato apparato industriale italiano, di un’azienda e di un settore, definito in altri paesi europei strategico, pretendendo poi di rilanciare economia e occupazione. Siamo stanchi di essere quelli che pagano sempre, siamo stufi di essere considerati i designati agnelli sacrificali immolati sull’altare dell’incompetenza, dell’interesse fine a se stesso, dell’inconsistenza di strategie industriali tese a valorizzare lavoro e lavoratori Italiani.

Non ci stiamo, siamo pronti a vendere cara la pelle per noi e per tanti giovani che, se questa dovesse essere la strada tracciata e in un futuro non lontano, non avrebbero neanche più l’occasione di un lavoro precario.
Crediamo fermamente che sia giunto il momento che ognuno debba fare la propria parte.
Questa volta politica e ostituzioni devono essere chiamate in causa per tutelare e difendere l’Industria Italia, ma non come fatto finora, ma con un programma e una strategia chiara, tesa solo ed esclusivamente al rilancio strategico dell’apparato produttivo nazionale.

Oggi più che mai, è necessario difendere il patrimonio industriale nazionale e non alimentare con dichiarazioni sbagliate coloro che vogliono speculare sul titolo a discapito della sorte di migliaia di lavoratori.
Alla luce dei gravi fatti esposti, chiediamo alle segreterie nazionali di FIM – FIOM – UILM di convocare urgentemente un incontro con i massimi vertici aziendali” conclude il comunicato.

La Camera del Lavoro di Genova esprime la propria solidarietà alle rappresentanze sindacali unitarie delle due aziende: “Ancora una volta si deve prendere atto che gli interessi finanziari e la borsa prevalgono su qualsiasi considerazione di natura industriale e produttiva – dichiara Antongiulio Mannoni, Segreteria Camera del Lavoro di Genova –
La cessione delle due aziende ad un gruppo americano rappresenterebbe una ulteriore perdita per il tessuto produttivo della città e del Paese. Si chiede pertanto alle Istituzioni locali di attivarsi con i massimi vertici aziendali per approfondire ed ottenere chiarimenti sulla fondatezza della vicenda, convocando al più presto un tavolo che coinvolga anche lavoratori e parti sociali”.