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Cronaca

Cassazione ribalta sentenza Corte genovese: moglie tradita sarà risarcita per “danni da corna”

L’adulterio è fonte di molteplici sofferenze, è noto, per chi lo patisce come un tarlo che divora il cuore, ma soprattutto la mente. Se la sofferenza psichica è dimostrabile e in qualche misura certificata, però, la vittima dell’infedeltà ha diritto ad un risarcimento. Proprio per questo una donna ha battagliato in tribunale e, dopo dieci anni di braccio di ferro legale, M.G., queste le sue iniziali, si è vista riconoscere il diritto ad ottenere i “danni da corna”.

La donna ha avviato la sua guerra personale, sino alla Cassazione, dopo la separazione consensuale dal marito, innescata da un tradimento. La vicenda prese le mosse nel giugno 2001 quando sia il Tribunale di Savona, sia la Corte d’appello di Genova, nel maggio 2006, le avevano dato risposta negativa, in quanto la perizia del Ctu non aveva messo in rilievo particolari danni alla salute. M.G. però non si è arresa ed è andata avanti. Una sentenza della Corte di Cassazione oggi ha aperto la possibilità al coniuge, vittima di un tradimento, di poter chiedere e ottenere il risarcimento dei danni per le “corna” subite.

La possibilità di essere risarciti, dice la Suprema Corte, esiste anche se la separazione è avvenuta in maniera consensuale, senza addebito. Ovviamente, chiarisce la sentenza 18853 della Prima sezione civile, c’è tradimento e tradimento, per cui il risarcimento del danno scatta soltanto se il coniuge che ne fa richiesta abbia subito una “lesione di un diritto costituzionalmente garantito”. Per esempio, “ove si dimostri che l’infedeltà, per le sue modalità e in relazione alla specificità della fattispecie, abbia dato luogo a lesione della salute del coniuge”.