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Cronaca

“Faccio la escort e non sono una ragazza facile”: a Genova è già polemica

Genova. “Sono Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile”. Questo è solo uno degli slogan di una campagna pubblicitaria di una nota casa di moda che, anche a Genova, sta riempiendo in questi giorni autobus e strade.

Dai manifesti ammiccano modelle dallo sguardo languido: ragazze giovani, belle e provocanti, così perfette nella loro taglia 38 e 40 da avere fatto storcere il naso a femministe più o meno convinte, ma non solo.

Contro i manifesti si è scagliato infatti nei giorni scorsi anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, che ha parlato di pubblicità “degradante e offensiva per i milioni di credenti che ci sono in Italia”, visto che una delle ragazze è Maria, “non più vergine, ma dalla forte spiritualità”.

Una polemica raccolta con un sorriso da Ostilia Mulas, di Arcilesbica e Presidente di Arcigay Genova: “Non sapevo che il Vaticano avesse l’esclusiva sui nomi propri di persona. Lo farò presente a una mia amica, che si chiama Maria Maddalena ed è buddista”.

In realtà i problemi sono altri: “Fare politica e rinnegare una vita sessuale o fare la escort ed essere difficile non restituisce dignità alla donna, anzi continua a porla al centro dell’attenzione come un (s)oggetto su cui dare un giudizio”, spiega Emanuela Bonini, del Laboratorio di studi di genere dell’Università di Genova. “Come al solito siamo chiamate a schierarci: meglio la pubblicità che sfrutta il corpo delle donne o quella che ne utilizza insieme al corpo anche l’identità o i presupposti valori morali?”.

“Uno dei problemi è quello di dare spazio e visibilità solo a ragazze carine, giovani e magrissime”, aggiunge Ostilia Mulas. “Si tratta di un’offerta continua di corpi femminili tutti uguali, che fanno calare un burka su chi tanto giovane non è più, o non è così magro. In un momento in cui alle donne si chiede di lavorare 5 anni in più, si chiede sempre più spesso alle over 30 di rendersi invisibili”.

Sul piede di guerra anche il comitato genovese Se Non Ora Quando che scrive a Genova24.it: “Ci chiamiamo Elisa Cristina Anna Emanuela, non abbiamo mai fatto le escort, per cui guadagnamo mediamente, per cui siamo facili. Ad incazzarci, davanti a manifesti vergognosi e demenziali”.

Ci sono però alcuni lati positivi. “Se messaggi così detti ‘controculturali’ interessano la pubblicità forse è perché sono stati portati – dalle donne e dalle loro mobilitazioni – all’attenzione pubblica tanto da ‘fare tendenza’ – continua Bonini – e questo è indubbiamente il lato positivo che possiamo leggere nella vicenda. Complimenti all’azienda che ha decisamente raggiunto il suo scopo”.

E poi tra le ragazze c’è Chiara, a cui ‘piacciono le donne, ma non i motori’ e “in mezzo a tanta banalità ci si stupisce che qualcuno metta al centro, anche se solo in un messaggio pubblicitario commerciale, una ragazza lesbica”, riprende Ostilia Mulas. “E’ una cosa che ci fa sicuramente piacere”.