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Cronaca

Università di Genova, al via le iscrizioni: ed è boom di studenti cinesi

salone immatricolazione

Genova. 126 corsi di laurea attivati per il nuovo anno accademico, 8000 presenze al Salone dell’Immatricolazione dello scorso anno, 90 persone impegnate a fornire informazioni e chiarimenti tra tutor, studenti, personale tecnico amministrativo, docenti e lavoratori interinali: è sull’onda di questi numeri che aprirà domani il Salone dell’Immatricolazione dell’Università di Genova, nella consueta cornice di Palazzo Balbi.

Un grande numero di studenti che si immatricoleranno quest’anno proviene dalla Cina, una tendenza già iniziata negli anni passati: “Abbiamo fatto un grosso sforzo verso l’internazionalizzazione, circa il 10% degli studenti è straniero – conferma Martelli – vedremo alla fine quali saranno le cifre esatte. La Cina vuole che i suoi studenti siano presenti a livello internazionale, per questo spinge e facilita i ragazzi ad andare a studiare in altri paesi”.

Quest’anno al Salone dell’Orientamento l’Università è presente un apposito banchetto di informazioni rivolto agli studenti cinesi: “Le facoltà più richieste sono Architettura, Ingegneria, Economia e Lingue”, spiega la tutor dell’infopoint cinese. “La scelta di Genova come città dove studiare dipende da diversi motivi: sicuramente la posizione geografica e le caratteristiche culturali di questa città. L’Università di Genova poi è piuttosto rinomata anche a livello mondiale”.

Aumentano i corsi a numero programmato, vale a dire i corsi a numero chiuso: se nel 2009/2010 erano 34, quest’anno sono 38. “Alcuni corsi a numero chiuso non li decidiamo noi – riprende Martelli – come per esempio quelli della Facoltà di Medicina. Le altre scelte che abbiamo fatto erano legate alla nostra disponibilità di risorse. Volevamo evitare che persone si iscrivessero e non avessero poi la possibilità di avere un servizio decente”.

Per tutti l’invito dell’Università è quello di essere onesti nel momento di richiesta di una borsa di studio: “L’invito è quello di non fare la domanda se si pensa che poi ci possano essere problemi. E’ uno sforzo che facciamo con l’Arsu. In questa fase di crisi è giusto che chi ha di più, spenda di più. Non ho comunque mai visto una correlazione tra crisi e calo di iscritti”.