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Tagli alla spesa pubblica, il sindaco di Mele: “Poche risorse, ma molta volontà”

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Mele. Il comune di Mele, per chi non lo sapesse, sta alle spalle di Voltri (l’ultima frazione del ponente genovese). Sta lì, con i suoi 2.700 abitanti, immerso in quel verde. Un altro mondo a pochi km dal resto. Tra le strade che costeggiano Mele il week end sfrecciano centauri che vanno a provare le curve del Turchino. Da qui passa la Milano-Sanremo ed è sempre un evento.

Ma è certo che questa è una cartolina fin troppo suggestiva e sicuramente lontana da quelle che sono le dinamiche di una comunità comunque consistente e che deve essere servita con tutti i servizi necessari. Soprattuto in una contesto in cui il comune, storicamente, si è sempre mostrato all’avanguardia.

Ed è proprio da qui che è cominciata la nostra chiacchierata con il suo sindaco, Benedetta Clio Ferrando (di origine voltrese, a dire il vero, ma che sta dedicando i suoi sforzi al comune di Mele), al suo secondo mandato.  Comincia da qui, dalla volontà di continuare a offrire lo stesso standard di servizi, ma dalle difficoltà contingenti nel farlo: “Questo è il mio secondo mandato, questi due anni sono stati molto più difficili proprio per i tagli che i comuni hanno subito, spesso abbiamo dovuto cambiare i nostri programmi, anche se in certi casi avevamo le risorse il Governo non ci permetteva di usarle”. In questo caso non è questione di Patto di stabilità, che riguarda solo i comuni oltre i 3.000 abitanti.

“Ci sono molti piccoli vincoli – dice il sindaco – non possiamo più assumere e in un piccolo comune diventa sempre più difficile riuscire a fare per la comunità ciò che è necessario. E ancora, la Comunità Argentea è stata eliminata, ora siamo in Vallestura Orba, proprio perchè la legge prevede che le comunità montane debbano essere composte da cinque comuni”.

Le tanto biasimate comunità montane, che sono state sacrificate sull’altare del taglio dei costi alla politica, hanno deteriorato notevolmente la vita di alcuni comuni. “La legge ha eliminato in parte le comunità montane, ci siamo trovati in difficoltà e per questo abbiamo avviato un’unione di comuni. Le risorse che pensavamo potessero esserci assegnate non ci sono state assegnate, l’unica cosa che stiamo chiedendo: è quello di darci una forte mano per erogare i servizi indispensabili”.

Eppure, e qui sta la reazione – la buona pratica come si dice in alcuni settori dell’amministrazione pubblica e non solo – sono state comunque intraprese tante e diverse azioni, su una doppia base: la prima quella di utilizzare il più possibile le risorse disponibili (“Chiedendo anche ai nostri lavoratori di fare più di quello che spetterebbe loro, altro che fannulloni” … il riferimento all’etichetta con la quale il Ministro Renato Brunetta definisce gli statali è esplicito), ma anche operando su azioni a basso costo, se non a costo zero.

“La tecnoclasse, per esempio, investire sulle nuove generazioni, quando la cosa decollerà in maniera più importante vorremmo far uscire questa iniziativa dai confini del comune”, la tecnoclasse significa pontenziare l’alfabetizzazione digitale dei più giovani. C’è anche, poi, il registro delle unioni civili e quello del testamento biologico “Un segno di civiltà”.

La risposta di Mele alla crisi e al taglio delle risorse è quella del duro lavoro, delle decisioni simboliche ma di grande impatto, e un investimento culturali sui più giovani. Ma è certo che, come ci dice il sindaco, bisogna fare di tutto per offrire i servizi indispensabili.