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Sciopero calciatori: Abete spinge per giocare e Tommasi frena

sciopero calciatori

Roma. Se fino a qualche giorno fa la posizione di Giancarlo Abete, presidente della Figc, era stata piuttosto morbida nei confronti dello sciopero dei giocatori, oggi diventa più regida. “La seconda giornata si deve giocare, è un obbligo”. Questa è la prima dichiarazione di Abete, che guarda alla ripresa della trattativa sul rinnovo del contratto dei giocatori con un’unica missione: evitare che lo stop del campionato si protragga ancora.

Ai microfoni di Radio anch’io lo sport, il presidente della Figc (che oggi incontrerà Beretta e Tommasi per cercare la soluzione) ha sottolineato che “l’accordo era stato fatto e la Lega non ha rispettato gli impegni assunti: e questo è un dato di fatto. Sicuramente la Lega ha mostrato un irrigidimento, legittimo cambiare idea, ma non ha rispettato gli impegni. Questo però è il momento in cui la responsabilità induce a cercare opera di mediazione: c’é una situazione per cui l’accordo era stato raggiunto e una delle due parti non lo ha rispettato”.

Abete ha aggiunto che “siamo molto provinciali, con la logica assembleare non si va da nessuna parte, e i sistemi di governance in Lega non funzionano” e che “se ci si concentrasse di più sugli aspetti organizzativi su come l’Italia può rimanere competitiva nel mondo sarebbe meglio”.

Intanto Damiano Tommasi fa una precisazione. “Il nostro obiettivo non è fermare il campionato a oltranza, noi saremo contenti solo quando scenderemo in campo”. Il presidente dell’Aic é pronto a riprendere i colloqui per trovare una soluzione al braccio di ferro con la Lega sul rinnovo del contratto dei giocatori con la speranza che l’11 settembre la serie A possa giocare.

“Non siamo contenti, noi volevamo firmare l’accordo e giocare – ha detto Tommasi ospite di Radio anch’io lo sport – Volevamo una lega serie, unita, compatta con delle idee e oggi non siamo a questo punto, e per questo non siamo contenti. Noi ci teniamo a iniziare il campionato alla prossima giornata. Beretta non ha potere, non ha deleghe precise e può solo riferire quello che fa l’assemblea: è questo che nei colloqui manca”.