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Santa Margherita, Pino Petruzzelli apre Tigullio a Teatro: “Il mio è un invito a sperare”

pino petruzzelli

Santa Margherita. “Gli ultimi, i protagonisti del mio libro, sono ultime belle persone, ultime sacche di resistenza umana. Non sono ultimi in quanto poveri, o non necessariamente. Sono invece persone da cui potere ripartire per rimboccarsi le maniche e provare a cambiare qualcosa”. Così Pino Petruzzelli, scrittore e attore, da anni al lavoro per mettere la cultura al servizio di importanti cause sociali, che stasera inaugurerà la rassegna “Tigullio a Teatro”, a Santa Margherita Ligure con il suo “L’uomo che raccoglieva bottiglie”: un monologo toccante e poetico tratto dal suo libro “Gli Ultimi”, edito da Chiarelettere.

“Il senso del libro e dello spettacolo è proprio l’assunzione di responsabilità: dobbiamo provare a sentirci responsabili di ciò che non va e quindi di tentare di recuperare la nostra memoria. Credo che sia l’unico punto utile per affacciarci a un futuro più libero da paure e da fantasmi, che siano lo zingaro, l’immigrato o lo sfruttato di turno. Il senso è proprio quello di riappropriarci della nostra storia.

Lei dice che gli ultimi non sono né vincenti, né perdenti. Quanto è facile invece che capiti il contrario e si tenda a considerare l’ultimo un perdente, mettendolo da parte?
Nello spettacolo cito molto Andre Tarkovsky. Ad un certo punto, in un suo film, dice che “sono i cosiddetti sani quelli che hanno portato il mondo sull’orlo della catastrofe”. Io penso che sia così: sono i cosiddetti sani che inventano le bombe, i confini, le guerre. Gli ultimi hanno altri problemi, come quelli legati alla propria sopravvivenza.

Perché in Italia si ha ancora così tanta paura dei rom o degli immigrati?
Perché sono uno splendido capro espiatorio. Permettono in qualche modo di non affrontare i problemi veri. E’ semplice spostare l’attenzione verso i rom. In alcuni casi il rom serve per distrarre la vittima dal furto che tu stesso stai compiendo. Magari si grida al rom che ti ruba il portafoglio, ma poi se tu, in giacca e cravatta, a compiere il furto.

La sua è una denuncia, ma è anche un invito a sperare.
Oggi il teatro deve anche sporcarsi le mani e provare a tirare fuori possibili alternative, dei punti di ri-partenza, che per me sono la nostra memoria. Per me la memoria non è “la sagra della patata o quella della polenta, ma la storia dei nostri nonni.