Quantcast
Economia

Riduzione dei costi e scelte green: la crisi influenza le abitudini degli italiani

portafoglio

Discount, vacanze low-cost, consumi energetici spostati nelle fasce serali. La crisi influenza le abitudini degli italiani, sempre più all’insegna di una cautela che sconfina nella sfiducia. E il cordone della borsa potrebbe stringersi ancora di più al ritorno delle vacanze. “Come cambieranno le abitudini degli italiani sulla scia della crisi di queste ultime settimane, lo scopriremo in autunno – spiega Marco Bulfon, coordinatore Prezzi e Tariffe di Altroconsumo -, ma basandoci sulle reazioni alla crisi iniziata nel 2007, potremmo prevedere un’ulteriore contrazione dei consumi. Insomma, è verosimile ipotizzare che avremo ancora più paura di spendere”.

L’elemento curioso è che, nonostante la crisi, gli italiani non hanno rinunciato ad alcuni lussi: “è aumentata la spesa in prodotti tecnologici, telefonini e computer all’ultimo grido – aggiunge – ma stavolta potrebbero esserci contrazioni anche in questo settore, mentre è già in diminuzione il ricorso alle rate, per l’acquisto di beni, sia perché gli italiani devono fare i conti a fine mese sia perché le stesse società finanziarie hanno iniziato a erogare finanziamenti in maniera più previdente”.

Il risparmio è l’obiettivo primario. Più facilmente perseguibile nei settori in cui la concorrenza offre maggiori possibilità di scelta, come nel caso della spesa alimentare. “Poi c’è l’aspetto delle spese incomprimibili, come l’energia, al cui aumento dei prezzi corrisponde l’aumento delle famiglie italiane che dichiarano di essere in difficoltà – aggiunge Bulfon – anche qui le possibilità per risparmiare ci sono, basterebbe modificare le abitudini, a cominciare dalla lettura della bolletta, che da troppi italiani viene subita più che compresa. Basta pensare che il 90% degli italiani resta legato al gestore indicato dall’autorità perché non sa decidere se un’altra soluzione è conveniente o meno”.

Crisi e buone pratiche, poi, possono andare di pari passo. Si inizia a tenere d’occhio il portafoglio e si finisce per scoprire che le nuove abitudini di vita economiche fanno bene alla salute. Con la crisi, gli italiani hanno modificato le abitudini anche nel settore della mobilità, utilizzando un po’ meno l’auto e un po’ di più il mezzo pubblico. Secondo l’Osservatorio “Audimob” di Isfort i viaggi con le auto sono diminuiti nel primo semestre del 2011 del 15,6%, mentre le diverse modalità di trasporto pubblico conquistano, nella prima parte del 2011, una fetta pari al 14,5% del totale del mercato (+1,5% rispetto ai primi sei mesi del 2010).

A fronte di questi dati, sempre più italiani scelgono la bicicletta per gli spostamenti in città, “complice la crisi economica, il caro benzina, la maggiore sensibilità alla sostenibilità ambientale – spiega Antonio Dalla Venezia, presidente della Fiab – Federazione italiana amici della bicicletta – Il trend italiano è in crescita, anche se non uniforme perché non tutte le città hanno investito nella stessa misura in ‘ciclabilità’. I dati parlano comunque di un generico +5,2%. Nelle città più attente, però, abbiamo dati ancora più incoraggianti che parlano di un 20-25% dei cittadini che si spostano utilizzando la bici, come nel caso del Veneto, dell’Emilia Romagna e della Lombardia”.

Un altro dato importante è quello del boom dei vegetariani, la cui presenza in Italia ha subito una crescita esponenziale negli ultimi anni. “Nel 2000 i vegetariani in Italia erano circa un milione, nel 2006 sono arrivati a sette milioni e mezzo”, dichiara Carmen Somaschi, presidente dell’Avi, l’associazione dei vegetariani. “I motivi sono diversi e sicuramente la crisi da questo punto ha rappresentato un’occasione. E’ stato un modo per dire no al consumo eccessivo e, insieme a questo, agli allevamenti intensivi, alla deforestazione, al falso progresso – spiega la Comaschi -. Il boom dei vegetariani è evidente anche nel cambiamento della produzione ci sono sempre più aziende attente al settore e la disponibilità di prodotti per vegetariani è aumentata”.

La disponibilità di questi prodotti è sicuramente un elemento importante nell’aumento della popolazione vegetariana, “ma lo è anche la nostra cultura – aggiunge – legata a una dieta di tipo mediterraneo che prevede un minimo consumo di carne e il trionfo sulle nostre tavole di frutta e verdura”.

Più informazioni