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Cronaca

Manovra, Uil Liguria: “Siamo tutti sudditi e fannulloni senza diritti”

Pier Angelo Massa

Genova. Il disegno era chiaro fin dall’inizio: colpire i lavoratori del pubblico impiego assegnando loro colpe, vessazioni, errori della pubblica amministrazione. E dopo la scientifica operazione di demolizione è ora, per il governo, di iniziare a tartassare i singoli lavoratori. L’organizzazione del lavoro pubblico risente ancora oggi di retaggi borbonici e della mancata sfida della managerialità.

Chi paga i farraginosi meccanismi ed i faticosi percorsi per difendersi da una multa già pagata o dai tempi di attesa per una visita specialistica sono i cittadini in prima persona ma anche gli impiegati che stanno dietro lo sportello. Persone che, loro malgrado, soffrono per le ingiustizie subite e che sono costrette a digerire la mancanza di strumenti a propria disposizione.

E siamo ancora sudditi e non cittadini nel rapporto con la pubblica amministrazione, anche se oggi il cittadino può fare reclamo ma difficilmente avere soddisfazione. Ed i lavoratori del pubblico impiego? Intanto stiamo parlando di stipendi che partono da 850 euro mensili e non dei lauti compensi dei “manager pubblici”. Parliamo di dipendenti di sanità, comuni, regioni, scuola, INPS, INPDAP, INAIL ecc….Sdoganato l’insulto ai fannulloni è facile far passare tutte le disparità possibili nei confronti dei lavoratori pubblici, oltre a quelle che già esistevano. Ma vediamo la manovra finanziaria dove va a parare. Come usano fare i cavalieri: prima le donne.

Semplicissimo dire che le fannullone devono andare in pensione a 65 anni (e questo già con le precedenti manovre finanziarie). In pochi hanno espresso disappunto. La mancata solidarietà ha fatto passare la clausola anche per le donne del settore privato a partire dal 2016. Le donne si fanno carico dei servizi sociali, sanitari, burocratici e di governo della casa e della famiglia. Tappano i buchi del servizio pubblico. Ma questo, evidentemente, non ha più valore. La produttività del pubblico impiego è un altro cavallo di battaglia di questo governo. Una battaglia che non può essere combattuta a sforbiciate ma con la riorganizzazione del lavoro.

Ci sono settori in Liguria, come ad esempio la sanità, nei quali una parte di stipendio era già stata tagliata nel 2008 con la mancata corresponsione al personale del comparto (cioè infermieri, tecnici, amministrativi ecc.). Naturalmente alla dirigenza nulla è stato tagliato. Vogliamo parlare del TFR? La buonuscita è stata differita di due anni senza interessi.

Molto comodo come del resto la tredicesima posticipata in tre rate senza interessi, sempre se l’ente o l’azienda non effettuano i tagli previsti dalle manovre finanziarie. Non è scandaloso se il manager o direttore generale spende e spande in consulenze e a rimetterci sia sempre il dipendente pubblico? Ma qui si apre un contenzioso giuridico non da poco. Si tratta del diritto alla giusta retribuzione: l’articolo 36, comma 1, della nostra Costituzione parla chiaro. A fare le spese di questa manovra saranno le nostre famiglie. Tutto ciò alimenta ingiustizia sociale e odio tra diverse categorie di lavoratori. Senza investimenti sul futuro tutto sarà più difficile. Si annuncia una stagione di forte confitto sociale che implicherà una gestione faticosa della crisi.

Pier Angelo Massa – Segretario Generale UIL Genova e Liguria
Lella Trotta – Segretario Confederale UIL Genova e Liguria