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Codacons: “Decurtare stipendio a calciatori in sciopero”, nuovo contenzioso sulla durata dello stop

stadio olimpico

“Abbiamo teso la mano fino all’ultimo. I giocatori sono dispiaciuti, non possono scendere in campo. La Lega cerca la rottura da un anno e mezzo”. Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione italiana calciatori (Aic), annuncia così lo stop per la prima giornata del campionato di Serie A.

Tommasi stamane aveva proposto alla Lega un accordo ponte fino al 2012. “Abbiamo provato a fare di tutto per evitare che saltasse lo spettacolo del campionato ma l’atteggiamento della Lega e’ sempre stato questo: ogni volta che siamo stati vicini all’accordo, da un cassetto e’ uscita un’altra richiesta”. E ancora “Da professionisti e’ giusto aprire una stagione con un accordo collettivo sottoscritto, qui non si parla di privilegi”.

Il campionato, se arriverà la fumata bianca, comincerà nella migliore delle ipotesi il 10 e 11 settembre: “Ora ci confronteremo di nuovo, senza il contratto collettivo non vogliamo iniziare il campionato. Non è che ci fermiamo adesso e va bene così..”.

Dopo la certezza dello sciopero, nella querelle si apre un nuovo fronte: la durata dello stop. “Una cosa è certa, bisogna subito attivarsi – ha detto il presidente Giancarlo Abete – e fare come in Spagna cercando di limitare la protesta ad una sola giornata di campionato. E’ vero che c’é la sosta per la Nazionale, ma non é che ci sia così tanto tempo visto che c’eravamo lasciati il 7 dicembre scorso con un accordo definito. Per uscire da questo contenzioso potrebbe non bastare qualche giorno in più. Bisogna lavorare subito a una soluzione”.

E sullo sciopero è intervenuto anche il Codacons che ha annunciato di essere pronto a sostenere “migliaia” di cause, chiedendo oltre ai soldi dell’abbonamento anche gli interessi legali e il danno esistenziale. “Ai calciatori – rende noto il Codacons – andrebbe decurtato lo stipendio di un trentottesimo, i tifosi dovrebbero avere uno sconto di un diciannovesimo sull’abbonamento, in caso contrario il Codacons è pronto a sostenere legalmente migliaia di cause. La decurtazione dello stipendio dei calciatori sarebbe pari alla partita in meno giocata sulle 38 gare di campionato.

“Ad ogni lavoratore di questo mondo che sciopera, infatti, viene decurtato parte del salario, una partita in meno deve significare stipendio più basso. Troppo comodo, insomma, scioperare senza alcuna perdita economica- Quindi, a puro titolo di esempio, Totti, invece di percepire l’ingaggio previsto di 5 milioni di euro annui, dovrà “rinunciare” a 131.000 euro, Buffon, invece di 6 milioni, dovrà lasciare sul campo 157.000 euro, a Robinho dovranno essere decurtati “appena” 105.000 euro sui 4 dell’ingaggio, a Julio Cesar (4,5 milioni netti all’ anno) 118.000 euro, mentre Ibrahimovic avrà il privilegio di dare alla causa 236.000 euro sui 9 che percepisce”.

“Tutti facciamo sacrifici – dichiara il presidente Carlo Rienzi -. Non si capisce perché nel mondo del calcio questa realtà non debba valere. Inoltre non si spiega come mai tutti criticano lo sciopero generale, partiti di opposizione compresi, e nessuno critichi questo sciopero”. Stesso discorso vale a maggior ragione per i tifosi che hanno pagato un regolare abbonamento per vedere le 19 partite di campionato giocate in casa e che ora hanno diritto a vedersi restituito un diciannovesimo dell’abbonamento pagato. Se le società di calcio non sentissero ragioni, il Codacons annuncia fin d’ora l’intenzione di offrire assistenza legale “affinché i tifosi ottengano non solo la restituzione di parte dell’abbonamento, come è loro diritto, ma anche gli interessi legali ed il danno esistenziale subito per aver perso il primo incontro della loro squadra del cuore”.