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Cronaca

Cgia: malgrado crisi e stretta creditizia, in Liguria diminuisce il rischio usura

Regione. Con la crisi economica e la stretta sul credito da parte delle banche, aumenta il rischio usura. La Cgia di Mestre ha svolto un’indagine nella quale ha calcolato il pericolo di strozzinaggio nelle varie regioni italiane. Nella particolare classifica la Liguria si trova al 15mo posto, con un indice di rischio usura pari a 81,3 sul dato medio nazionale di 100. Buona notizia appare la diminuzione di questo tasso, rispetto all’anno precedente, del 5,7. Segno che la propensione dei liguri a cadere in mano agli usurai viene meno, anche se la tentazione, per artigiani e commercianti stritolati dalle scadenze fiscali, a ricorrere a forme illegali di finanziamento illegali rimane presente. Per i disoccupati o i lavoratori dipendenti, invece, le motivazioni che spingono verso gli strozzini sono i problemi finanziari che emergono dopo brevi malattie o infortuni.

I dati sono stati ottenuti sulla base di un’elaborazione in cui sono stati messi a confronto alcuni indicatori regionalizzati riferiti al 2010, quali la disoccupazione, i fallimenti, i protesti, i tassi di interesse applicati, le denunce di estorsione e di usura, il numero di sportelli bancari e il rapporto tra sofferenze ed impieghi registrati negli istituti di credito.

La maglia nera spetta alla Campania, dove i “cravattari” costituiscono un pericolo elevato, con un tasso del 166,1. Nel Nord, spiega la Cgia, la situazione presenta un quadro differenziato: al Nordovest il fenomeno usurario è in forte calo, a Nordest, pur essendo ancora a livelli più contenuti dell’ex triangolo industriale, tende ad aumentare. Dopo la Campania il rischio usura è più forte in Molise, con il 158,3, Calabria (146,3), Puglia (146,1) e Sicilia (134,9). I territori meno aggrediti dai “cravattari”, o quasi, sembrano essere invece il Trentino Alto Adige, con un indice di rischio usura pari a 46,7, la Valle d’Aosta (69,8), il Veneto (72,5) e il Friuli Venezia Giulia (74,7).

Se si analizza il risultato emerso dal confronto con l’anno precedente, al Sud la crescita è stata molto evidente: Molise +43,3; Puglia +3,1; Calabria +2,3; Sicilia +1,9. Tra le grandi realtà del Sud solo la Campania, ha ridotto la sua esposizione (-7,9 punti). Bene il Nordovest: in Valle d’Aosta si è registrato un calo del rischio usura pari a -10,2; in Piemonte del -5,1; in Lombardia del -0,3. A Nordest, invece, a fronte di una riduzione registrata nel Trentino Alto Adige (-3,3), in Veneto il rischio usura è aumentato di 1,5 punti; in Emilia Romagna di +2,7 punti, mentre in Friuli Venezia Giulia addirittura di +8,7 punti.

“Dimensionare l’usura solo attraverso il numero di denunce non è molto attendibile perché il fenomeno rimane in larga parte sommerso e risulta quindi leggibile con difficoltà. Per questo abbiamo messo a confronto ben 8 sottoindicatori per cercare di dimensionare con maggiore fedeltà questa piaga” commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.