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Cronaca

Caldo africano, colpa dell’umidità e della cementificazione

Il caldo africano che sta colpendo l’Italia in questi giorni ha alzato la colonnina di mercurio oltre i 36 gradi e anche a Genova le temperature sono bollenti, tanto che l’Arpal segnala ancora per oggi condizioni di disagio soprattutto nei centri urbani. L’anticiclone, infatti, appare impenetrabile, con temperature ancora elevate, sole e afa. Ma a preoccupare ancora di più è la temperatura percepita, che di solito supera due o tre gradi la massima reale.

“La temperatura che noi percepiamo non è quella che realmente viene rilevata dai termometri, dipende sì da essa ma è legata anche a condizione ambientali quali tasso d’umidità nell’aria e morfologia del territorio che ci circonda”, spiega il biometereologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Teodoro Georgiadis.

“Più le città sono vaste e colme di manufatti, siano essi strade, abitazioni, palazzi – aggiunge – più la temperatura percepita sarà alta. Questo accade perché i raggi solari ad onda corta che arrivano sulla terra vengono assorbiti da questi oggetti e trasformati in raggi ad onda lunga – continua – aumentando così il calore che percepiamo”.

Per ovviare a ciò e non trasformarsi in “veri e propri forni solari”, lo scienziato sottolinea come sarebbe necessario reinserire ampi spazi verdi all’interno del tessuto urbano. “Ma il vero problema per l’uomo, specialmente per i malati, gli anziani e i bambini sono le massime notturne – prosegue – perché queste disturbano il sonno delle persone. L’innalzamento delle temperature la notte è un’altra conseguenza della cementificazione della città”. Ma attenzione anche all’utilizzo della climatizzazione domestica che comporta un’ulteriore aumento del calore terrestre: “per una frigoria casalinga infatti questi impianti rilasciano nell’atmosfera diverse calorie” e ciò concorre a rendere sempre più insopportabili le estati cittadine.