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Abolizione piccoli Comuni, mobilitazione per la salvezza: il “risparmio” pari al costo di 13 deputati

molo portofino

Genova. Il risparmio ottenuto con l’abolizione dei Comuni sotto i mille abitanti ammonterebbe a 5 milioni e 800 mila euro, meno del costo annuale di 13 deputati. La mannaia del decreto “lacrime e sangue” potrebbe far fuori 1963 piccoli campanili, 16 dei quali in provincia di Genova. Ma sul beneficio reale di questa ghigliottina governativa sono in tanti ad avere dubbi. Il compenso del vicesindaco di un micro-ente è di 193 euro al mese, che moltiplicato per 1963 poltrone e per 12 mensilità significa un risparmio di circa 4 milioni e 500 mila euro; discorso analogo per i 3926 assessori che incassano 129 euro al mese e quindi in un anno costano 6 milioni di euro circa. Il totatale è di 10 milioni e mezzo, meno di quanto costano 27 parlamentari. Considerato che il 50% dei piccoli amministratori rinuncia agli emolumenti, il risparmio reale sarebbe al massimo di 5.841.888 euro, ossia il corrispondente di quanto la collettività spende per 13 deputati.

In provincia di Genova a perdere l’autonomia comunale sarebbero Coreglia Ligure, Crocefieschi, Fascia, Favale di Malvaro, Fontanigorda, Gorreto, Lorsica, Montebruno, Orero, Propata, Rondanina, Rovegno, Tiglieto, Tribogna e per stessa sorte demografica il celebrato Portofino. “Abbiamo assistito in questi anni a ripetute incursioni nell’assetto ordinamentale dei Comuni, motivate sempre da ragioni economico finanziarie, accompagnate da promesse, non mantenute, di riforme organiche” commenta Pierluigi Vinai, segretario regionale dell’Anci.

“Le misure sui piccoli Comuni contenute nel decreto ripropongono il medesimo approccio, sono palesemente frutto della facile logica dei tagli, peraltro di costi assai esegui, quindi errate anche da questo profilo e semmai foriere di costi politici e sociali elevati per il sistema democratico – continua Vinai – Esprimiamo la massima contrarietà alle previsioni sui piccoli Comuni, in quanto previsioni inutili, inefficaci, non coerenti con altre previsioni già adottate da questo Governo, confuse e carenti di una visione organica di semplificazione istituzionale e di efficienza della pubblica amministrazione. Sempre sulle previsioni di carattere istituzionale, preme esprimere anche il dissenso su quanto previsto in materia di Province: un intervento tampone, fortemente demagogico e ragionieristico, che evidenzia l’assenza di una visione strategica dell’assetto istituzionale degli enti locali.

“L’Anci ha più volte avanzato proposte di semplificazione delle responsabilità amministrative pubbliche sul territorio al fine di evitare sovrapposizioni e dispersione di risorse. E’ necessario poi incentivare il ricorso all’unione dei Comuni come forma stabile di gestione delle funzioni del Comune per migliorare la qualità dell’organizzazione e dei sistemi di erogazione dei servizi – prosegue il segretario ligure dell’associazione – Vanno eliminate tutte le strutture intermedie che non hanno legittimazione democratica che oggi assorbono funzioni, servizi e risorse che potrebbero essere più efficacemente portate a livello comunale. Va creato un sistema di collegamento stabile fra piccoli Comuni e le Province per fare in modo che esse possano svolgere una funzione di coordinamento degli enti di minori dimensioni nell’erogazione di particolari servizi (luce, acqua, gas, trasporto) e nello svolgimento di alcune funzioni (sviluppo locale, turismo)”. “Occorre – conclude Vinai – avviare un percorso temporale definito per costituire entro il 2012 le città metropolitane”.

I sindaci dei piccoli Comuni cancellati per decreto hanno manifestato a Torino, venerdì saranno a Roma e il 29 a Milano. Già ora pare che un emendamento possa frenare la scure sui mini municipi. Oltre al sindaco, che comunque avrebbe continuato ad essere eletto, resterebbero in piedi anche i consigli comunali, seppure a con diminuzioni numeriche. Sicuramente, così come è già obbligatoria la gestione associata, per i Comuni sotto i 1000 abitanti potrebbero esserci ulteriori vincoli sul fronte dei servizi gestiti tramite aggregazione: ragioneria, contabilità e bilancio; servizi sociali; scuole; urbanistica; trasporti; commercio e terziario.