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Testamento biologico, Quaini e Piredda (Idv): “Ddl Calabrò legge degna del Medioevo”

Regione. In riferimento all’approvazione in Senato del ddl Calabrò sul testamento biologico, disegno di legge che priva nei fatti la libertà di decidere sulla propria esistenza e impone ai medici l’obbligo di alimentare e idratare un individuo anche contro la propria volontà, intervengono i consiglieri regionali di Italia dei Valori Stefano Quaini e Maruska Piredda.

«Ritengo che il non poter decidere come porre fine alla propria esistenza – spiega Maruska Piredda – sia una grave violazione della libertà personale, nonché una mancanza di rispetto nei confronti della vita.

Se è vero infatti che coloro che hanno voluto questa legge ritengono, basandosi su un concetto prettamente religioso, che l’uomo non abbia diritto di intervenire nell’interruzione della propria esistenza, è altresì vero che intervenire laddove questa, senza l’intervento dell’uomo, sarebbe già terminata sia comunque una forzatura di quello che rappresenta il decorso naturale della vita.

Abbiamo dato prova di essere una società che crede nell’esistenza del solo diritto di vivere. Vita al di là del dolore e della sofferenza, quasi fosse un dovere davanti al quale abbiamo dimenticato che l’essere umano, così come tutti gli altri esseri viventi, arriverà inevitabilmente al termine della propria esistenza. E dimenticandolo si è omesso di tutelare il diritto ad una morte dignitosa. »

Appare evidente che l’aspetto più controverso di tutto il testo di legge è il considerare l’idratazione e l’alimentazione artificiale forme di sostegno vitale, non potendo pertanto formare oggetto di dichiarazioni anticipate e privando i singoli della libertà di decidere

«È incredibile – prosegue Stefano Quaini – che si stia vendendo come valida una legge degna del Medioevo. Il nostro governo dovrebbe guardare fuori dai confini nazionali ed imparare molto da paesi più civili del nostro che su queste tematiche da tempo rispettano la volontà dei pazienti e della persona. Si è spacciato per scientifico e corretto dal punto di vista sanitario qualcosa che è solamente aberrante e completamente vuoto di dignità scientifica: ritenere di idratare e nutrire forzatamente, allungandone le sofferenze, pazienti purtroppo condannati dalla gravità delle loro patologie, è una vera e propria violenza ai diritti ed alla volontà di chi scientemente aveva manifestato totale opposizione a ciò. Più che popolo della libertà sarebbe opportuno parlare di popolo dell’imposizione alla persona.»