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“Storie di ordinaria collusione”: un anno di impegni antimafia del Pd in Liguria

Genova. Spesso sottovalutato, il tema della legalità è tornato alla ribalta, legato a doppio mandato a quella politica che negli ultimi anni lo aveva messo in disparte, anche in una regione come la Liguria, in cui, la presenza della criminalità organizzata oggi è più di un dato di fatto, che si propaga dal Comune di Sanremo, Bordighera e Ventimiglia fino a toccare Genova e il levante.

Per ricordare un anno di “storie di ordinaria collusione”, il Pd ligure ha dato appuntamento al museo di Sant’Agostino dove si è tenuto l’incontro “Storie di ordinaria collusione. La cultura dell’illegalità e la resistenza per la legalità”, organizzato dal Dipartimento Cultura e Diritti del PD Liguria, un lungo percorso che dalla fiaccolata di Sanremo “per cui abbiamo chiesto una partecipazione corale per manifestare insieme contro tutte le mafie”, arriva ai giorni attuali dove 12 imputati restano in carcere a Genova nell’ambito dell’operazione Maglio 3 che ha sgomitato la ‘ndrangheta in Liguria.

“Dall’epoca della fiaccolata abbiamo portato avanti molte iniziative – commenta il segretario regionale del Pd, Lorenzo Basso – purtroppo nel frattempo è aumentata anche la penetrazione dlla criminalità nel nostro territorio”. I democratici quest’anno hanno presentato un disegno di legge regionale per contrastare le mafie “perché questa regione ormai non è più sotto attacco, ma ha subito infiltrazione conclamate. A questo punto – sottolinea il segretario regionale – al lavoro di magistrattura e forze di polizia, dobbiamo affiancare anche un adeguato lavoro politico che sia in grado di dotare le amministrazioni e la politica di strumenti per contrastare la cultura dell’illegalità”.

La centrale unica appaltante a livello regionale, contenuta nel disegno di legge del Pd, “è uno strumento efficace nelle mani dei Comuni, soprattutto quelli piccoli, perché consentirebbe di gestire tutti gli appalti pubblici e difendere così le amministrazioni che vogliano lottare, ma che allo stesso tempo non hanno strumenti adatti per distinguere se le aziende siano pulite o meno”.