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Punto di primo intervento a Recco, Comitato “Vergogna” ancora sulle barricate

comitato vergogna

Recco. “Come avevo garantito nel mio ultimo incontro con il comitato abbiamo deciso di aprire un punto di primo intervento ampliando gli orari di disponibilità, per sopperire alla chiusura del pronto soccorso, garantendo l’assistenza primaria e di bassa complessità. Rimane naturalmente la necessità di rivolgersi a pronto soccorso più attrezzati per gli interventi più complessi”.

Lo ha dichiarato oggi l’assessore regionale alla salute, Claudio Montaldo spiegando che il punto di soccorso “verrà reso operativo con il personale dell’automedica presente a Recco, già attiva sulle 24 ore, rafforzato con un infermiere della ASL 3 Genovese e con la possibilità di ampliare, in futuro, il servizio, verificati carichi di lavoro e possibilità”.

Il punto di primo soccorso, chiesto a gran voce dai comitati, dopo l’impossibilità della riapertura dell’ospedale di Recco, “garantirà le prestazioni urgenti più semplici ai cittadini del comprensorio che in caso di necessità verranno trasportati presso il nosocomio più adatto al caso specifico e sarà attivo da lunedì 1 agosto dalle 8 alle 12.30”.

Ma le nuove disposizioni di Montaldo non sono servite a rassicurare uno dei due Comitati sorti contro la chiusura dell’ospedale, oggi ancora più sul piede di guerra. “L’assessore dimentica un particolare: senza la presenza fissa di un medico, non garantita da un’automedica che per ovvie ragioni è sempre in giro sul territorio – spiega Giovanna Copelli, portavoce del comitato Vergogna – il punto di primo soccorso non ha senso ed è pericoloso, per i cittadini e per il personale infermieristico che può solo eseguire diagnosi medica”.

Il Comitato chiederà un incontro urgente con il presidente della Regione Burlando. “Ieri il governatore ha ribadito che non ci sono risorse per riaprire l’ospedale – conclude Copelli – mentre invece sul punto di primo intervento con un medico fisso se ne può discutere. Intanto però assistiamo all’acquisto di nuovi uffici Asl per un costo spropositato di 17 milioni di euro”.