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Politica

Primarie, Barbini (Sel): “Per i nomi c’è tempo, prima carta dei valori e regole certe”

Valerio Barbini, coordin provinciale sinistra e libertà

Genova. Pinotti e Vincenzi. “Nomi rispettabilissimi, ma il derby tra loro non ci interessa”. Lo dice Valerio Barbini, coordinatore provinciale di Sel in un’intervista a genova24.it. “E anche aggiungendo altri nomi il dibattito non diventerebbe più interessante, anzi, rischierebbe di diventare il solito spettacolino estivo. Se poi una di loro vincesse le primarie sarà la nostra candidata sindaco, sia chiaro. Dalle primarie però sarebbe bello potesse uscire qualcosa di più”.

Barbini, i nomi che correranno alle primarie sono ormai il gioco più gettonato dell’estate. Lei non gioca?
Direi di no. Anche perché si era concordato un percorso di coalizione. Per i nomi c’è tutto il tempo: le primarie si faranno probabilmente a gennaio e le fughe in avanti non aiutano nessuno, ogni partito dovrebbe essere responsabile. Quel che è certo è che le primarie non sono ancora state decise per questa città e, in questo valzer di nomi che si susseguono giorno dopo giorno, andrebbero decise e organizzate.

Cioè?
Va capito chi ha intenzione di partecipare e con questi soggetti bisogna continuare. Fare le primarie vuol dire avere una data in cui si terrà la consultazione per esempio, una carta dei valori e regole certe sulla presentazione delle candidature ma non solo.

Il toto nomi proprio non le interessa.
Per ora è un gioco davvero poco interessante. Le nostre candidature  non sono ancora state annunciate per esempio, anche se ogni giorno ce ne vengono attribuite un paio. Dalle primarie però, lo ripeto, sarebbe bello potesse uscire qualcosa di più: certamente saranno l’occasione per affinare i progetti e i programmi, ma bisognerebbe credo iniziarle a metterli in campo sin da subito.

Sel come si sta muovendo?
Stiamo portando avanti il percorso per la loro individuazione. Sosterremo una candidatura, certamente: potremmo presentarne una “di partito” come no. Sarebbe bello invece che le primarie, come è successo altrove, potessero stimolare anche personalità al di fuori dello schema dei partiti ad entrare in gioco.

E come?
Le primarie dovrebbero essere lo strumento con cui non sono solo i partiti a scegliere i candidati,ma dovrebbero dare anche ai cittadini la possibilità di proporsi, immaginare nomi, costruire progetti e programmi.

E’ un’allusione a qualche caso particolare?
Esattamente: ricordiamoci che a Milano Pisapia è stato candidato dal Comitato per Pisapia. La Frascaroli a Bologna proveniva dal mondo cattolico, dalla Caritas, e sono esperienze che hanno dato a tutti nuova energia.

Nel frattempo che si fa?
Sarebbe il caso di iniziare a parlare di politica e di programmi. Altrimenti possiamo anche continuare a parlare di “primarie virtuali”.