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Piano Casa fabbricati rurali, Chiesa: “Volontà di accordo Regione-Soprintendenza è primo passo”

Regione. Il consigliere regionale Ezio Chiesa commenta così le assicurazioni ottenuta dall’assessore regionale all’Urbanistica Marylin Fusco.

Proposta d’intesa tra la Regione Liguria e la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Paesaggistici della Liguria dove vengono definiti i caratteri tipologico-costruttivi identificativi dei fabbricati rurali storici e delle relative condizioni di conservazione mediante interventi di restauro e ristrutturazione tali da non comportarne la demolizione totale.

Questo il primo dei risultati ottenuti in seguito all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Ezio Chiesa al presidente della giunta Burlando.

Chiesa sollecitava delle iniziative nei confronti del Ministero dei Beni culturali e delle Amministrazioni Provinciali, per giungere ad una proficua collaborazione segnatamente nelle zone sottoposte a Vincolo paesaggistico – ambientale, per assicurare la piena applicabilità delle norme contenute nel “Piano Casa”, ed in particolare gli interventi di demolizione-ricostruzione, anche mediante la sottoscrizione di un apposito atto volto alla semplificazione del lavoro degli uffici tecnici comunali.

Problematiche emerse, tra l’altro, nel convegno svoltosi a San Colombano il 18 giugno scorso al quale Chiesa aveva partecipato insieme all’assessore Fusco.

“Una decisione importante che può contribuire a fare chiarezza – afferma Chiesa – purtroppo, infatti, i progetti di demolizione e ricostruzione approvati dai Comuni vengono respinti dai Servizi di tutela del Paesaggio delle Provincie e dalla Soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici della Liguria con generiche motivazioni che descrivono l’edificio oggetto di demolizione come esempio di architettura tipica da tutelare, dimenticando che sull’immobile non esiste alcun vincolo puntuale”.

L’assessore Fusco ha sottolineato come l’assenza di studio sulla quantità e sulla qualità del patrimonio edilizio storico, specie di matrice rurale che caratterizza vaste aree dell’entroterra ligure, nell’ambito dei piani e strumenti urbanistici comunali, segnatamente al fine della definizione della disciplina di livello puntuale del Ptcp, sia una delle principali cause del conflitto di interessi sollevato da Chiesa.

“Il Piano Casa, a fini premiali, concede la possibilità di aumentare le volumetrie degli edifici per incentivare l’adeguamento funzionale, architettonico e ambientale degli immobili, nonché la riqualificazione urbanistica, paesistica e/o ambientale attraverso il rinnovo del patrimonio edilizio esistente in condizione di rischio idraulico o idrogeologico o di incompatibilità urbanistica – afferma Chiesa – anche mediante l’applicazione di nuove tecnologie per la sicurezza antisismica, l’efficienza energetica e la sostenibilità ambientale degli edifici; tutte possibilità che rischiano di rimanere vane a causa dell’interpretazione restrittiva di Soprintendenza e Provincia”.

Criticità che possono essere superate attraverso la sottoscrizione di un atto d’intesa volto a stabilire, in assenza di specifici repertori locali degli immobili rurale di pregio architettonico e paesaggistico da conservare e predisposti a corredo dei piani urbanistici comunali, i caratteri che identificano gli edifici per i quali è da sconsigliarsi l’intervento di demolizione e ricostruzione.

“Molti Comuni liguri assentono a progetti di demolizione con ricostruzione in sito, relativi ad edifici rurali che si trovano in condizioni di criticità statico-strutturali, con rischio per la pubblica e privata incolumità – continua Chiesa – in concreto, si tratta di vecchi, pericolanti fabbricati rurali, spesso già pesantemente modificati negli anni 40/50, utilizzati in un lontano passato come abitazioni o ricovero animali/fienile, che hanno perso ogni rapporto diretto con il fondo agricolo, destinati irrimediabilmente a cadere in rovina”.

Interventi spesso proposti dai proprietari con l’obiettivo di realizzare piccole abitazioni da destinare a residenza propria o dei figli, senza alcun intento speculativo come nello spirito della legge.

“La suddetta situazione di conflittualità – conclude Chiesa – crea profondo sconcerto nelle amministrazioni comunali e nei soggetti proponenti che, incentivati dalle norme contenute nella legge, affrontano i pesanti costi di progettazione per vedere vanificati i loro sacrifici dai dinieghi formulati dai Servizi di Tutela dell’ambiente delle Provincie e dalla Sopraintendenza, con l’unico effetto di accelerare la caduta in rovina dei suddetti edifici, in quanto di fatto l’unico intervento ammissibile è quello del risanamento conservativo, inattuabile sia sotto il profilo dei costi che dei risultati funzionali”.

L’ intenzione della Regione di addivenire ad un’intesa con la Soprintendenza potrebbe finalmente fare chiarezza e porre fine.