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Pallanuoto, la finale dei Mondiali: cronaca e tabellino del successo dell’Italia

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Recco. Come nel 1978, come nel 1994. Il mondo guarda l’Italia con il naso all’insù. La nazionale azzurra è campione del mondo per la terza volta nella storia. Dopo una partita lunghissima e piena di emozioni batte la Serbia 8 – 7 sfilandole la corona. Dopo aver superato Repubblica Sudafricana, Stati Uniti e Gerrmania nel girone preliminare; dopo aver battuto la Spagna vice campione del mondo nei quarti, la Croazia campione d’Europa in semifinale e la Serbia campione di Roma 2009. Un cammino esaltante, senza fermate intermedie, illuminato dalla competenza dello staff tecnico e dal coro unanime delle tante voci azzurre.

E’ la nazionale di Tempesti e Felugo, già d’argento a Barcellona 2003, capitano e vice capitano, anime del gruppo, fondamenta del progetto “settebellissimo”. Dei romanisti Presciutti, che festeggia alla Totti ogni goal col pollice in bocca, e Gitto, cresciuto nella Lazio senza dirlo a nessuno, altrimenti non gli facevano assistere alle partite in curva sud. Del mancino Gallo da Siracusa, come il c.t. Campagna, che ha imparato pure a fare gli assit. Del secondo portiere Pastorino, sempre presente, collante del gruppo e voce pronta a farsi sentire. Dei centroboa Aicardi e Deserti, classe, duttilità, potenza e sacrificio al servizio del gruppo. Di Figari, mani da pianista e fisico “alla Dotto”, che ferisce di fioretto. Di Giorgetti l’ungherese, Fiorentini il croato, Figlioli l’australiano, Perez il cubano, tutti stretti nella bandiera italiana a cantare l’inno di Mameli con la medaglia d’oro al collo. Loro, più italiani di tanti. Ma anche dei Lapenna, Giacoppo e Luongo, ultimi esclusi dalle convocazioni, e degli altri componenti del gruppo di una ventina di giocatori che, come esorta a ricordare Campagna, “sono stati e saranno determinanti per la crescita della nazionale. Hanno vinto anche loro”.

La festa comincia con la sirena del secondo tempo supplementare che decreta la fine di una finale vinta almeno tre volte. Tutti in acqua, poi sul bordo vasca a festeggiare insieme a Filippo Magnini e a tutta la nazionale di nuoto con Federica Pellegrini in tribuna ad applaudire. Ad abbracciare il presidente della Federnuoto Paolo Barelli e tutto lo staff federale. Maurizio Felugo piange, Francesco Attolico dalla panchina si gode lo spettacolo e chissà se ripensa ai sui trionfi, Alessandro Campagna e Amedeo Pomilio sono completamente bagnati. Anche sulle tribune si fa festa. Il pubblico cinese ha scelto l’Italia fin dall’inizio. Solo i serbi sono in silenzio. Tutti gli altri si stringono intorno ai campioni del mondo. A Shanghai si è aperto il nuovo ciclo della pallanuoto italiana.

La cronaca, tratta dal sito Federnuoto. La piscina si riempe per la seconda volta in due giorni. La sera prima per la finale del torneo femminile con la nazionale di casa protagonista di una storica medaglia d’argento (ha vinto la Grecia 9 – 8) e ieri sera per la finale del torneo maschile con l’Italia che sfida la Serbia campione del mondo in carica. Gli azzurri hanno la calottina blu, come nella semifinale vinta con la Croazia. Entrano in vasca con Tempesti, Gitto, Felugo, Gallo, Presciutti, Fiorentini e Aicardi. Il primo goal, dopo 1’43” è degli azzurri: lo realizza Valentino Gallo. A 2’12” Deserti non ha fortuna: il suo tiro finisce contro la traversa a portiere ormai battuto. La difesa chiude bene. Felugo prova con una palomba a 5’30”, Soro para d’istinto il tiro di Pesciutti dopo sei minuti e mezzo. Non si segna con l’uomo in più e il “settebello” chiude il primo tempo in vantaggio.

La Serbia pareggia a inizio secondo tempo, in superiorità, ma solo per un errore di Giorgetti in disimpegno, dopo che aveva catturato la palla. “Nessun problema – tranquillizza tutti Campagna -, stiamo andando bene così”. Ha ragione, perché l’Italia continua a giocare, poi a 4’20”, succede che Cuk trova un tiro dai sette metri per il 2 – 1 serbo. Gli azzurri cominciano a innervosirsi. Campagna chiama time-out per cercare il pareggio negli ultimi 17”. Tiro alto. A metà gara i campioni del mondo si trovano avanti di un goal senza troppi meriti.

Dopo 28″ del terzo periodo Felugo serve Aicardi che la spinge in goal per il 2 – 2. Torna il sereno. Adesso la squadra sente di poter vincere. Non si intimorisce per il momentaneo, nuovo, vantaggio di Filipovic e chiude il parziale con perentorio 4 a 1 che vale il 5 – 3 a otto minuti dalla fine della partita.

Inizia l’ultimo quarto e anche il capitano Stefano Tempesti segna il suo goal. Dopo 39″ para un rigore a Filipovic. La partita si infuoca. La Serbia ci mette astuzia e forza fisica. Filipovic fa 6 – 6. Espulso con sostituzione Gitto a 51″ dalla fine. L’Italia soffre. Aicardi prende palla, prova a tirare, non fa in tempo e si vai ai supplementari.

Nel primo Tempesti para un altro rigore, questa volta a Udovicic. Aicardi e Felugo segnano due reti pesanti. Gli azzurri sono di nuovo avanti (8 – 7). Felugo alza il dito al cielo dopo il goal. La difesa del secondo extratime non concede più nulla ai giganti serbi. L’ultima superiorità azzurra, a 52” dalla fine, è sprecata. La squadra di Dejan Udovicic gioca i suoi ultimi venticinque secondi. La conclusione va fuori. L’Italia è campione del mondo!

“Abbiamo disputato una partita epica e siamo diventati campioni del mondo - dice Alessandro Campagna -. Abbiamo dominato la Serbia più di quanto dica il risultato, condizionato anche da un arbitraggio molto permissivo e più congeniale alle loro caratteristiche che alle nostre. Dopo il secondo tempo ho detto ai ragazzi di liberare la mente. Avevo capito che dopo l’infortunio del pareggio e il 2 a 1 serbo cominciavano a giocare pensando troppo, senza affidarsi agli automatismi che ormai hanno acquisito. Mi hanno ascoltato e hanno cominciato a dominare. Il rigore assegnato alla Serbia nel quarto tempo era completamente inesistente. Avrebbe potuto cambiare l’inerzia della gara. Ma i ragazzi sono stati più forti. Hanno realizzato tutto quello che abbiamo preparato dopo la finale persa con la Serbia nella World League di Firenze. Sapevamo come affrontarli. Come farli nuotare a vuoto. Loro hanno provato anche a intimidirci all’inizio. Urlavano negli spogliatoi come se avessero già vinto. Li abbiamo ammutoliti. I ragazzi hanno disputato una partita straordinaria. La differenza tra un’ottima squadra e una squadra di campioni è la disciplina. I ragazzi sono stati impeccabili. Sono loro i campioni del mondo. Sono loro i fenomeni. Non più i croati, serbi, ungheresi e montenegrini. Abbiamo aperto un ciclo. Che orgoglio!”.

“Abbiamo realizzato un sogno – dichiara il capitano Tempesti, premiato come miglior portiere -. Sapevo che sarebbe accaduto. Mi hanno insegnato che chi semina raccoglie. Sempre. La medaglia d’oro è frutto di un gruppo compatto, unito, che si è sacrificato per un obiettivo comune e si è messo completamente nelle mani dello staff tecnico tecnico che ci ha plasmato a livello tecnico, tattico e cambiato mentalità. Abbiamo sempre giocato per vincere.Contro chiunque e nell’ultimo anno abbiamo conquistato tre medaglie in tre manifestazioni: argento a Europei di Zagabria e World League e l’oro mondiale a Shanghai. Percorso netto. Squadra che può aprire un ciclo. Voglia di continuare a vincere sempre più intensa. Abbiamo appena cominciato e ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, in particolar modo la Federazione Italiana Nuoto. Ci ha fatto sentire importanti. Ci tutela e sostiene. Ci ha dato tutto per compiere il salto di qualità”.

Stefano Tempesti è l’anima della squadra insieme a Maurizio Felugo, entrambi facevano parte del team che conquistò la medaglia d’argento ai Mondiali di Barcellona 2003. “Sono tanti anni che sto in Nazionale. Ero certo che saremmo tornati a vincere. Il nostro segreto è semplice – racconta con ironia – non devo rilasciare interviste nel corso del torneo. Solo alla fine. Fino a qualche tempo fa, in veste di capitano, parlavo tanto e non vincevo nulla. Ora poche chiacchiere e tanti fatti. Con il nostro capo ufficio stampa siamo d’accordo. Indovinate dove ho cominciato? A Zagabria ovviamente”.

“Siamo stati straordinari, devastanti – commenta il vice capitano Maurizio Felugo -. Potevamo anche vincere prima senza qualche decisione arbitrale discutibile. Nei supplementari abbiamo avuto la forza mentale di non cedere al loro ritorno. Di continuare a giocare con determinazione. Aggressivi. Veloci. Siamo andati avanti nel punteggio. Tempesti ha parato di tutto. E non ci hanno ripreso più. Li abbiamo battuti sul piano del gioco, della concentrazione e della consapevolezza. E’ una gioia immensa, straripante. Siamo una grande squadra. Forte. Unita. Che gioca una pallanuoto divertente e avvincente. Dedico il successo a uno di noi. ‘Ea’ Mangiante. Abbiamo vinto anche per lui”.

Il tabellino:
Serbia – Italia 7 – 8
(Parziali: 0 – 1, 2 – 0, 1 – 4, 3 – 1, 1 – 2, 0 – 0)
Serbia: Soro, Avramovic, Gocic, V. Udovicic 1, Cuk 1, D. Pijetlovic 1, Nikic, Aleksic, Radjen, Filipovic 3, Prlainovic 1, Mitrovic, G. Pijetlovic. All. D. Udovicic
Italia: Tempesti, Perez, Gitto, Figlioli 1, Giorgetti, Felugo, Figari, Gallo 1, Presciutti 2, Fiorentini, Aicardi 2, Deserti, Pastorino. All. A. Campagna.
Arbitri: Tulga (Tur) e Koganov (Aze).
Note: usciti per limite di falli Aleksic, Deserti e Gitto nel quarto tempo, espulso Pastorino dalla panchina per proteste nel primo tempo supplementare; superiorità numeriche Serbia 3 su 12 (più 3 rigori, 2 falliti), e Italia 4 su 13.