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Omicidio Lo Verso, la confessione del figlio: “L’ho ucciso perché mangiando faceva rumore con la forchetta” foto

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Genova. La lunga notte di Marcello Lo Verso, la lunga notte della sua confessione che fa emergere particolari inquietanti. Marcello classe 1963, età 48 anni, con i segni di un vecchio incidente stradale ancora sul corpo e soprattutto nella testa.

Da poco era stato mandato via di casa dal padre, e viveva ora in via Novella, sempre al Cep, proseguendo appunto da quella via 2 dicembre dove ha consumato l’efferato omicidio del padre. La ricostruzione del movente fatta dai carabinieri è agghiacciante.

“Faceva rumore con la forchetta mangiando, odiavo quel tintinnio, glielo avevo detto più volte”, questa una delle confessioni choc di Marcello.

Le parole riportate dal maggiore dei carabinieri Oreste Gargano che ha ascoltato la confessione dell’omicida sono davvero stupefacenti: “Detestava tutto quello che il padre faceva – dice Gargano – i comportamenti più normali di un vecchio di 82 anni, un rapporto conflittuale, insomma. Detestava che il padre si chiudesse in camera, il suo modo di camminare, il fatto che si alzasse di notte per andare in bagno, che camminasse facendo rumore, che battesse la forchetta sui denti, quando mangiava, e l’appoggiava sul tavolo e non sul piatto … Marcello Lo Verso ci ha tenuto a raccontare questa cosa, insistendo sul fatto che aveva avvertito il padre, gli aveva ripetuto questa cosa più volte. Era sporco e maleducato, secondo Marcello”

Invece la casa era più che decorosa, dicono gli inquirenti, considerato comunque che era un uomo di 82 anni che viveva da solo.

Ecco, però, spiegata la dinamica dell’omicidio: “Il padre ritira la pensione e il figlio vuole quei soldi, e la sera di domenica, sul lunedì, arriva a casa di notte, sfonda la porta a vetri, sa che il padre lasciava la chiave della porta a vetri, apre e lì rimane fino a mattina in attesa che il padre uscisse di casa. Ha fatto un appostamento di quasi sei sette ore, lì tra la porta a vetro e la porta di casa”.

Una lunga notte in attesa che il padre uscisse, per commettere l’omicidio e prendergli la pensione.

“Il padre la mattina si sveglia, usciva sostanzialmente presto, intorno alle 8, appena apre la porta, Marcello lo affronta con un coltello, gli dà una prima coltellata alla gola, poi altre coltellate – noi ne abbiamo registrato anche colpi all’addome e al fianco, dice Gargano – il padre rimane a terra in una pozza di sangue, e muore presto”.

A quel punto Marcello Lo Verso va nella stanza del padre e ruba mille euro e poi delle monetine placate d’ore che aveva nel soggiorno e prende anche un quadro in argento che voleva portare a fondere, e le medaglie dei premi di bocce. Rimane nell’appartamento almeno un’ora, tanto che poi teme che con le luci del giorno possa essere visto. Rimane lì con il corpo del padre a terra, lava l’arma del delitto, si lava le mani, e si era premunito con una busta nera, impermeabile, guanti lunghi, prevede di tutelarsi da eventuali schizzi di sangue, e utilizza gli stracci che si era portato per pulire.

Gargano dice che Marcello “sostanzialmente non si sporca e si è totalmente disinteressato del padre”.

Mentre entra in casa la sera di domenica per poi ucciderlo dopo poche ore, a Voltri ci sono i fuochi artificiali, e lui li sente. “Non ha mostrato alcun rimorso – dice Gargano – mentre nella notte ha confessato”.