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Non solo vento e sole, sistemi innovativi in arrivo per l’energia del futuro

pale eoliche

Con il referundum gli italiani e i genovesi hanno parlato chiaro. Il secco “no” al nucleare dovrebbe spalancare le porte alle fonti rinnovabili, che secondo una recente ricerca europea sarebbero in aumento. Oggi l’energia ‘verde’ è soprattutto generata da pale eoliche, ottenuta dalla luce solare catturata in impianti fotovoltaici o prodotta da centrali a biomassa.

Queste fonti rappresentano la base della svolta in atto nella produzione di corrente elettrica. Secondo la società di consulenza Pricewaterhouse-Coopers, intere regioni geografiche, tra cui l’Europa, potrebbero arrivare a coprire tutto il proprio fabbisogno con energia alternativa entro il 2050. Ma per riuscirci hanno bisogno di altre fonti ‘verdi’. E se alcune sono già in uso, altre sono ancora in fase sperimentale. A realizzare una vera e propria ‘mappa’ dell’elettricità del futuro è il magazine ‘Geo’, nel numero in edicola la prossima settimana.
Partendo dalle centrali geotermiche che, per esempio, utilizzano il calore presente nel sottosuolo terrestre, il magazine scientifico anticipa infatti anche le attività delle centrali ad osmosi che sfruttano la diversità fisica dell’acqua dolce da quella salata. E ancora. In primo piano anche i sistemi a corrente ascendente, come le torri solari, che funzionano con flussi di aria calda, o le centrali mareomotrici che mettono a frutto l’energia sprigionata dagli spostamenti d’acqua legati alle maree. Sempre sulla forza dell’acqua sono basati anche gli impianti che sfruttano il moto ondoso. Particolarmente efficienti sono anche le centrali solari termodinamiche, in grado di produrre grandi quantità di corrente elettrica a partire da fasci di luce solare.

Questo tipo di centrale dovrebbe entrare in campo in quello che è al momento il progetto più ambizioso nell’ambito delle energie rinnovabili, la Desertec Industrial Initiative (Dii), una joint venture di 20 imprese europee e nordafricane. Obiettivo: coprire entro il 2050 buona parte del fabbisogno dei Paesi dell’Africa Settentrionale e fino al 15% della domanda europea con energia eolica e solare proveniente dal Sahara. A questo fine, sottolinea il periodico, si ricorrerà a centrali solari termodinamiche e impianti fotovoltaici, a fattorie eoliche e a nuovi cavi dell’alta tensione tra i due continenti. Un progetto per il quale servirebbero centinaia di miliardi di euro, spalmati su quarant’anni. Secondo Greenpeace, Desertec potrebbe portare alla creazione di circa 2 milioni di posti di lavoro nei Paesi nordafricani entro il 2050. Il progetto è una rivoluzione per il settore energetico, come dimostra anche la composizione dei soci: dalla Siemens alla spagnola Red Eléctrica a fianco di associazioni ambientaliste, come Greenpeace o il Club of Rome. Oltre a colossi finanziari come la Deutsche Bank.

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